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L’uranio impoverito e la strage dei militari italiani

Negli ultimi anni sono state attive in Italia alcune commissioni parlamentari d’inchiesta con l’obiettivo di approfondire il tema della pericolosità dell’esposizione dei nostri militari delle Forze Armate all’uranio impoverito e ad altre sostane nocive colpevoli dell’insorgere di tumori.

Le più alte cariche del Ministero della Difesa erano a conoscenza dei rischi per la salute dei militari coinvolti in azioni di pace in territorio straniero. Vi sono inoltre state gravi omissioni nella tutela della salute dei lavoratori e nella bonifica dei luoghi contaminati da sostanze cancerogene.

É quanto emerge dalla relazione finale della “Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti
di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e da somministrazione di vaccini, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni”, presentata negli Atti Parlamentari della XVII Legislatura (7 febbraio 2018).

Le evidenze dell’indagine condotta e i numerosi esperti ascoltati in merito hanno inoltre confermato l’esistenza di un nesso causale fra esposizione a tali fattori chimici, tossici e radiologici e i numerosi casi di tumori fra i militari.

L’inchiesta della Commissione sull’uranio impoverito

Il lavoro della Commissione sull’uranio impoverito ha affrontato e analizzato i vari aspetti della vicenda:

  • i casi di gravi malattie e morti da queste derivate fra i militari delle missioni all’estero, nei poligoni di tiro e nei depositi munizioni;
  • le condizioni logistiche dei vari siti di attività militare e gli equipaggiamenti di protezione in dotazione;
  • l’adeguatezza delle analisi epidemiologiche dei dati sanitari relativi al personale militare e civile;
  • le componenti dei vaccini somministrati al personale militare nonché le modalità di somministrazione;
  • la presenza di gas radon e amianto nei luoghi deputati alle attività militari;
  • l’adeguatezza dei sistemi di indennizzo per la salute dei lavoratori.

Su ciascuno di questi punti la Commissione d’inchiesta ha svolto approfondimenti ed audizioni testimoniali che hanno rivelato:

  • la certezza del nesso fra malattie ed esposizione ad agenti cancerogeni;
  • la criticità delle condizioni di manutenzione e bonifica dei siti militari;
  • come i vaccini utilizzati fra i militari abbiano predisposto e abbassato le difese immunitarie dei militari stessi nei confronti delle patologie contratte;
  • la presenza delle sostanze cancerogene (uranio, gas radon e amianto) nei siti militari;
  • l’inadeguatezza dei sistemi di controllo epidemiologico e dei sistemi di indennizzo per i militari.

Alcune testimonianze riportate nella relazione della Commissione

Un passaggio fondamentale della relazione è quanto affermato dal Prof. Giorgio Trenta, Presidente dell’Associazione italiana di radioprotezione medica.

Il Professore, nella seduta del 23 marzo 2016, “riconosce, rifacendosi ai principi di probabilità qualificata e di multifattorialità nella genesi di patologie tumorali, la responsabilità dell’uranio impoverito nella generazione di nanoparticelle e micropolveri, capaci di indurre i tumori che hanno colpito anche i nostri militari inviati ad operare in zone in cui era stato fatto un uso massiccio di proiettili all’uranio impoverito”.

Importanti e drammatiche inoltre una serie di testimonianze di militari che hanno partecipato alle missioni in Afghanistan, Kosovo, e nei Balcani.

Tutte confermano da un lato l’atteggiamento ostruzionistico e negazionista della problematica relativa all’esposizione a sostanze nocive da parte dei superiori e delle alte cariche. Dall’altro la presenza e il contatto quotidiano dei militari con sostanze cancerogene: dalle acque contaminate in Kosovo alla presenza di uranio impoverito nei ‘munizionamenti’ nei Balcani.

I sopralluoghi dei membri della Commissione nei siti a probabile rischio ambientale

Il documento riporta inoltre il resoconto delle numerose missioni di controllo e dei sopralluoghi dei membri della Commissione nei siti connessi a rischi ambientali:

  • agli arsenali di Taranto, Augusta, La Spezia;
  • ai poligoni di Salto di Quirra, Capo Teulada, Capo Frasca e al deposito munizioni di Santo Stefano in Sardegna;
  • a Padova, Pordenone e Ravenna (12 e 13 gennaio 2017), con visita ai poligoni di Cellina Meduna e Foce Reno e audizioni di personale impiegato presso il 1° ROC di monte Venda;
  • a Pisa, presso il Centro interforze studi per le applicazioni militari CISAM;
  • ai poligoni di Torre Veneri e Torre di Nebbia, a Bari e Lecce;
  • ad Agrigento, Caltanissetta e Catania con visita alla stazione NRTF – MUOS di Niscemi, alla base di Sigonella e al poligono di Drasy;

“In questo quadro, la Commissione ha richiesto allo Stato maggiore della Difesa la trasmissione dei documenti di valutazione dei rischi di tutti i poligoni, aree esercitative e arsenali militari sul territorio nazionale; tuttavia i documenti pervenuti alla Commissione hanno riguardato solo una piccola parte dei siti interessati.

Il fatto che non siano stati prodotti denota in più casi la mancata predisposizione di tali documenti da parte dei soggetti obbligati, in molti casi una ‘diffusa disattenzione’, attuale, non solo risalente nel tempo, degli organi di sorveglianza militari nei confronti di tale obbligo, come opportunamente evidenziato nelle conclusioni della prima relazione intermedia”.

I risultati dell’inchiesta della Commissione sull’uranio impoverito

Per quanto riguarda i fattori di criticità, i risultati dell’inchiesta hanno evidenziato in molti dei suddetti siti:

  • una mancata o assente tutela delle norme di sicurezza per il personale addetto ai poligoni di tiro, a causa della omessa o parziale bonifica dei residui dei munizionamenti, con conseguente esposizione ad uranio impoverito. Nella relazione si citano il poligono di Capo Teulada con la cosiddetta penisola interdetta, ma anche il PISQ, il monte Romano, Torre di Nebbia, Carpegna, val D’Oten, Candelo Massazza, Cellina Meduna;
  • “lo stato di fatiscenza e l’incuria” in cui versano alcune delle strutture visitate dalla Commissione negli arsenali di Taranto, La Spezia ed Augusta, con un altissimo rischio di esposizione all’amianto, presente in navi e officine. Si citano a tal proposito i numeri della Procura della Repubblica di Padova che ha accertato che, solo nell’ambito della Marina Militare, 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate, di cui circa 570 mesoteliomi);
  • un colpevole rischio di esposizione a gas radon. A titolo esemplificativo la relazione riporta la pronuncia del 2 novembre 2017 del Tribunale di Padova: una sentenza di condanna per omicidio colposo e lesioni personali colpose per tumori polmonari in militari esposti al radon a monte Venda.

La proposta di Legge per il riconoscimento di tutele sulla salute e previdenziali

Altra problematica fondamentale, evidenziata dalla relazione della Commissione, è per i militari quella di ottenere giustizia, anche penale, e un giusto indennizzo in sede civile e previdenziale.

Infatti, per quanto riguarda le Forze Armate, la vigilanza sulla corretta applicazione della legislazione in materia di sicurezza è stata finora demandata ai cosiddetti ispettori domestici: servizi sanitari e di controllo istituiti presso il Ministero della Difesa stesso.

La proposta di Legge della Commissione mira invece ad un adeguamento di tale normativa. Infatti, a quanto si legge: “diventano, dunque, urgenti il superamento dell’Osservatorio epidemiologico della Difesa, e l’affidamento delle indispensabili ricerche epidemiologiche nel mondo militare a un ente terzo e qualificato per coerenza scientifica come l’Istituto superiore di sanità”.

Stessa cosa per quanto attiene alle tutele previdenziali per i nostri militari. Si è evidenziato infatti come “la tutela previdenziale del personale delle Forze armate si rivela del tutto inadeguata, non soltanto per l’esiguità delle provvidenze garantite dall’ordinamento a detto personale, ma anche per la carenza di effettività della tutela, dovuta a criticità procedurali e a una prassi che ne pregiudica sostanzialmente la corretta applicazione”.

Cosa sono e quali sono le sostanze nocive cui possono essere stati esposti i militari italiani

L’uranio impoverito è lo scarto del procedimento di arricchimento dell’uranio, ed è quindi radioattivo.  È utilizzato in munizioni speciali, in quelle anticarro e nelle corazze dei carri armati.

Il radon è un elemento chimico presente in natura, anch’esso radioattivo. Appartiene alla famiglia dei gas nobili o inerti. È inodore, incolore, insapore e non è rilevabile dai sensi umani. Il radon è un derivato del decadimento del radio, che a sua volta proviene dall’uranio.

Infine, l’amianto è un minerale che è stato utilizzato in numerosi ambiti, da quello militare a quello del fibrocemento e ferroviario per le caratteristiche ignifughe e isolanti, prima di essere messo al bando con la Legge 257 del 1992.

La dispersione aerea, per esempio dovuta ad esplosioni oppure a usura di tali elementi e minerali, è molto pericolosa per l’uomo, che è soggetto ad inalazioni di fibre e nanoparticelle di sostanze radioattive e cancerogene.

Le malattie professionali legate all’uranio impoverito, all’amianto ed al radon

Secondo la classificazione dei tumori professionali riconosciuti dall’INAIL, le malattie direttamente correlate all’uranio impoverito ed al radon sono:

  • leucemia acuta mielomonocitica, codice identificativo: II.6.41. C91-C95;
  • leucemia acuta monocitica, codice identificativo: II.6.41. C91-C95;
  • leucemia linfatica cronica, codice identificativo: II.6.41. C91-C95;
  • leucemia linfoide, codice identificativo: II.6.41. C91-C95;
  • leucemia mieloide, codice identificativo: II.6.41. C91-C95;
  • leucemia mieloide acuta, codice identificativo: II.6.41. C91-C95;
  • leucemia mieloide subacuta, II.6.41. C91-C95;
  • leucemia monocitica subacuta, II.6.41. C91-C95;
  • leucemia promielocitica, codice identificativo: II.6.41. C91-C95;
  • linfoma non-Hodgkin, codice identificativo: II.6.41. C82-C85;
  • linfoma non-Hodgkin linea cellulare B, codice identificativo: II.6.41. C82-C85;
  • tumore del polmone, I.6.17. C34.

Le malattie professionali tumorali correlate all’amianto sono:

Uranio e radon possono anche originare radiazioni ionizzanti, che sono ritenute responsabili di:

  • tumore del colon-retto, codice identificativo: I.6.15. C18-C20;
  • tumore dell’encefalo, codice identificativo: I.6.15. C71;
  • tumore dell’esofago, codice identificativo: I.6.15. C15;
  • tumore del fegato, codice identificativo: II.6.40. C22;
  • tumore delle ghiandole salivari, codice identificativo: I.6.15. C07-C08;
  • tumore della mammella, codice identificativo: I.6.15. C50;
  • tumore delle ossa, codice identificativo: I.6.15. C40-C41;
  • tumore dell’ovaio, codice identificativo: II.6.40. C56;
  • tumore del pancreas, codice identificativo: II.6.40. C25;
  • tumore del polmone, codice identificativo: I.6.15. C34;
  • tumore della prostata, codice identificativo: II.6.40. C61;
  • tumore del rene, codice identificativo: I.6.15. C64;
  • tumori del sistema emolinfopoietico, codice identificativo: I.2.07. C82-C91.0 C91.2-C95 (esclusa la leucemia linfatica cronica);
  • tumore dello stomaco, codice identificativo: I.6.15. C16;
  • tumore della tiroide, codice identificativo: I.6.15. C73;
  • tumore della vescica, codice identificativo: I.6.15. C67.

È possibile un risarcimento dal datore di lavoro?

È possibile chiedere un risarcimento dal datore di lavoro per aver contratto una malattia professionale dovuta ad esposizione ad uranio impoverito, radon e amianto qualora si dimostri

  • il nesso causale fra attività lavorativa, esposizione sul luogo di lavoro e malattia professionale
  • le omesse tutele di sicurezza da parte del datore di lavoro stesso.

Tuttavia, la dimostrazione del nesso causale non ha bisogno di onere di prova qualora la malattia del lavoratore rientri in una delle patologie che l’INAIL classifica in Lista I nelle Tabelle allegate al Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 10 giugno 2014.

Il decreto contiene “L’approvazione dell’aggiornamento dell’elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia ai sensi e per gli effetti dell’articolo 139 del Testo Unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965 n.1124 e successive modificazioni e integrazioni”.

Cosa può fare Risarcimento Malattie Professionali

I legali convenzionati con Risarcimento Malattie Professionali possono assisterti ad ottenere il giusto risarcimento per il danno biologico e patrimoniale subito, sia in via giudiziale, cioè di fronte a un Tribunale Civile, che in via stragiudiziale, cioè cercando un accordo economico con il datore di lavoro.

Crediti: foto di Stijn Swinnen su Unsplash. Modificata.

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