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La Cassazione annulla la Sentenza di Assoluzione degli Ammiragli della Marina Militare

Lo scorso 6 novembre la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Venezia, emessa in data 16 marzo 2017, che aveva assolto gli ammiragli della Marina Militare, sei in origine (uno è nel frattempo deceduto), accusati per l’omicidio colposo di due lavoratori sulle navi della Marina, deceduti per mesotelioma pleurico.

L’assoluzione era stata ordinata per l’intervenuta prescrizione dei reati ascritti: omicidio colposo e lesioni colpose per esposizione ad amianto causata dalle presunte omissioni degli ammiragli nelle dovute tutele di sicurezza per l’equipaggio a bordo e a terra.

Il caso dei due dipendenti della Marina Militare ed il processo

I due dipendenti avevano infatti svolto le loro attività sia sulle navi della Marina Militare che a terra negli arsenali, a contatto con le fibre di amianto, cui erano stati, secondo l’accusa, colpevolmente esposti.

L’amianto è stato un materiale ampiamente usato come coibente ed insonorizzante sulle navi e nei cantieri navali prima della Legge 257 del 1992, che ne ha proibito l’uso e la commercializzazione in Italia.

Il processo, denominato “Marina Uno” aveva preso avvio nel 2005 per iniziativa del Pubblico Ministero padovano S. D.. dopo la morte delle due vittime.

Prima era deceduto un capitano di vascello, nel 2003; in seguito, nel 2005, un meccanico di bordo.

Entrambi erano state vittime della terribile malattia derivante da esposizione all’asbesto: il mesotelioma pleurico.

Il giudizio di primo grado del Tribunale di Padova

In primo grado, nel marzo 2012, il Tribunale di Padova ha assolto gli imputati. “Il fatto non sussiste” era stata la formula, considerata l’impossibilità di stabilire un nesso causale fra esposizione all’amianto e malattia.

Il giudice infatti ritenne impossibile individuare le responsabilità individuali degli imputati vista l’incertezza scientifica nello stabilire:

  • l’esatto discrimine temporale nell’inizio del processo cancerogenetico;
  • la ‘dose’ minima di inalazione di fibre di asbesto necessaria a scatenare con certezza il mesotelioma;
  • l’importanza delle successive esposizioni nel tempo quanto all’effetto acceleratore dello scatenarsi della malattia.

Le sentenze della Corte di Appello di Venezia e il rinvio della Cassazione

Nei giudizi d’Appello presso la Corte d’Appello di Venezia gli imputati sono stati assolti per ben due volte.

La prima assoluzione è del 2014, con esclusione delle aggravanti per omicidio colposo. La seconda assoluzione è del 2017, dopo il primo rinvio della Corte di Cassazione, per prescrizione dei reati.

Ma è la sentenza del 5 novembre 2015 della Cassazione, quella del primo rinvio, che ha dettato la linea che porta a questo nuovo annullamento.

La Corte, in questa sentenza, quanto al nesso causale fra esposizione all’asbesto e mesotelioma, afferma infatti che:

non esiste esposizione irrilevante. Studi accreditati indicano che la latenza minima è di circa 15 anni e di 32 anni quella media. Inoltre, l’esposizione lavorativa implica una latenza più breve.

Assume, quindi, decisivo rilievo l’esistenza o meno di una legge scientifica a proposito del cosiddetto effetto acceleratore, in base alla quale sono rilevanti non solo le esposizione iniziali che conducono all’inizizione del processo cancerogenetico, ma rilevano pure quelle successive fino all’induzione della patologia, dotate di effetto acceleratore […]

L’annullamento della sentenza d’Appello e della condanna delle parti civili

Con la sentenza di secondo grado, con cui aveva ribadito l’assoluzione per prescrizione, la Corte d’Appello di Venezia aveva intanto condannato anche AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto e Medicina Democratica, costituitesi parti civili, al pagamento delle spese processuali.

Adesso il secondo rinvio della suprema Corte, nuovamente ai giudici veneziani, rimette tutto in questione, riaprendo il dibattimento sulle responsabilità penali degli imputati per la mancata messa in sicurezza dell’amianto sulle navi militari e sulle richieste delle parti civili.

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Crediti: foto di Phan Joshu Kinter, USN – Defense Visual Information Center, Pubblico dominio, da Wikipedia. Immagine di repertorio che non si riferisce ai contenuti dell’articolo.

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