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Vigili del fuoco e amianto. Sono loro una delle categorie più esposte

Quella dei vigili del fuoco è una professione ad alto rischio di malattia professionale per esposizione a sostanze nocive, in particolare all’amianto

Ormai in numerosi paesi d’Europa l’amianto è stato messo al bando da decenni. In Italia ciò è avvenuto con la Legge 257 del 1992.

Tuttavia la fibra killer miete ancora vittime fra i lavoratori sia fra quelli che furono esposti in impianti di estrazione e lavorazione che fra quelli dei siti industriali dove se n’è fatto uso. Cosa ancor più grave, ancora oggi alcune categorie di lavoratori sono esposti e ne pagano tacitamente le conseguenze.

Il rischio per la salute riguarda soprattutto gli addetti alla bonifica ed alla manutenzione di edifici, in particolare i vigili del fuoco.

Uno studio canadese ha infatti rivelato come i vigili del fuoco abbiano un’86% in più di probabilità di morire per tumore dovuto ad esposizione professionale piuttosto che per altri infortuni legati all’attività lavorativa.

Secondo gli studi pioneristici condotti da Robert D. Daniels del National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH)  sui pompieri americani, questi avrebbero un 14% di probabilità in più della popolazione normale di contrarre un tumore.

Inoltre, il rischio sarebbe molto più alto per alcuni tipi di tumore. In particolare esso risulta duplicato per il mesotelioma ed il cancro ai testicoli, tumori assai rari e strettamente connessi all’esposizione all’amianto/asbesto.

Vigili del fuoco e amianto: rischio altissimo per alcune malattie professionali

Se in generale sembra che i vigili del fuoco (i pompieri) siano solo leggermente più soggetti a contrarre tumori della popolazione normale, tuttavia l’alta incidenza di alcune patologie le collega direttamente all’attività professionale.

Secondo gli studi del NIOSH per la categoria dei vigili del fuoco alcune malattie a rischio altissimo, se comparate con i valori rilevati per la popolazione civile:

  • mesotelioma: rischio 2 volte superiore;
  • tumore ai testicoli: rischio due volte superiore;
  • mieloma multiplo: rischio 1,53 volte superiore;
  • linfoma non Hodgkin: rischio 1,51 volte superiore;
  • tumore della pelle: rischio 1,39 volte superiore;
  • melanoma maligno: rischio 1,31 volte superiore;
  • tumore al cervello: rischio 1,31 volte superiore;
  • tumore della prostata: rischio 1,28 volte superiore;
  • cancro al colon: rischio 1,21 volte superiore;
  • leucemia: rischio 1,14 volte superiore.

L’esposizione dei vigili del fuoco all’amianto

L’esposizione professionale per la categoria dei vigili del fuoco può avvenire per le sostanze tossiche inalate:

  • durante le fasi di spegnimento di un incendio;
  • nel corso di attività di salvataggio su luoghi colpiti da terremoto o comunque nelle operazioni di messa in sicurezza di edifici.  Gli edifici danneggiati o distrutti infatti spesso presentano componenti ed elementi in amianto soggetti a frantumazione e dispersione aerea.

Essenziale è dunque, per questi lavoratori, una corretta e attenta messa in sicurezza del luogo di lavoro, nonché la predisposizione di precise e corrette tecniche di preparazione e intervento che devono riguardare, per esempio:

  • l’uso dei dispositivi di protezione individuale;
  • i materiali ed il lavaggio delle divise;
  • l’aerazione delle caserme.

Le sentenze a favore dei vigili del fuoco uccisi dall’amianto

Sono ormai diverse le condanne del datore di lavoro per le morti da amianto, derivate da esposizione professionale. A titolo esemplificativo ne riportiamo due casi.

Il primo, del 2014, riguarda un vigile del fuoco spezzino morto nel 2010, a 72 anni, per mesotelioma pleurico. La causa, come accertato dai giudici, furono le dotazioni protettive usurate. In particolare la colpa è da attribuire alla tuta ed ai guanti in amianto ignifugo, le cui fibre, rovinate,  erano soggette a dispersione aerea e dunque ad inalazione.

Il Tribunale Civile di Genova ha sottolineato, nella sentenza, come non si fosse provveduto alla sostituzione periodica dell’equipaggiamento e come mancassero accessori essenziali quali le maschere protettive da indossare nel corso degli interventi. Ciò nonostante la ben nota pericolosità dell’amianto.

Come risarcimento ai familiari sono stati riconosciuti circa 600.000 euro.

Del 2015 invece una sentenza del Tar di Milano che ha accolto il ricorso contro il Ministero dell’Interno per un altro lavoratore ammalatosi di mesotelioma pleurico nel 2006 e morto due anni dopo. Il Tribunale ha infatti riconosciuto la dipendenza della malattia da causa di servizio e provveduto ad un equo indennizzo.

Il pompiere morto aveva lavorato sulle autopompe di Lombardia e Piacenza dal 1967 occupandosi di incendi ed incidenti stradali, anch’egli utilizzando tute ignifughe contenenti amianto.

Il vigile del fuoco inoltre era costantemente e ripetutamente venuto a contatto, per 20 anni, con i fumi sprigionati dalla combustione di materiali contenenti amianto.

Il minerale infatti è stato utilizzato negli edifici per la coibentazione dei tetti, per i pannelli isolanti e i rivestimenti dei soffitti e dei pavimenti, nelle tubature, oppure nei veicoli come materiale per frizionifreni.

Tutele e risarcimento per i vigili del fuoco colpiti da malattia professionale

Qualora le norme relative alla sicurezza non siano rispettate dal datore di lavoro è possibile ottenere un risarcimento. Attraverso la richiesta di risarcimento si mira a ‘ripagare’ il danno biologico e patrimoniale subito dal lavoratore.

Più complicato invece l’ottenimento di un adeguato indennizzo assicurativo. I vigile del fuoco italiani non sono coperti infatti dall’assicurazione INAIL per gli infortuni sul lavoro.

L’art. 1 del Testo Unico n.1124/1965 emanato con Decreto del Presidente della Repubblica, esclude esplicitamente i Vigili del Fuoco dalla copertura INAIL:

[…] L’assicurazione è inoltre obbligatoria anche quando non ricorrano le ipotesi di cui ai commi precedenti
per le persone che, nelle condizioni previste dal presente titolo, siano addette ai lavori: […] 22) per l’estinzione di incendi, eccettuato il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Tale esclusione era stata introdotta dalla norma in considerazione delle provvidenze speciali riservate al corpo in virtù di uno statuto ‘militare’ poi di fatto negli anni perduto.

Sembra incredibile, ma ormai, frequentemente, i pompieri sono addirittura costretti ad anticipare le spese mediche per gli infortuni sul lavoro, salvo essere poi rimborsati accertata la causa di servizio.

La copertura assicurativa dei pompieri

Il problema nasce dal fatto che per la copertura assicurativa i pompieri non fanno riferimento all’INAIL ma all’ONA Opera Nazionale di Assistenza per il Personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

L’ente provvede all’assistenza materiale e culturale degli appartenenti al Corpo in servizio e in quiescenza, ai loro familiari, agli orfani. Si tratta di fatto di una fondazione privata, per di più autofinanziata.

L’ONA, attraverso una apposita polizza assicurativa stipulata, provvede al pagamento dei rimborsi. Rimborsi per la verità veramente esigui. Si pensi che per intossicazioni e ustioni gravissime infatti non si superano i 20.000 euro annui; mentre non si prevede alcun rimborso a carico dell’assicurazione in caso di decesso del lavoratore sul posto lavoro, cui sono riconosciuti solo 3.400 euro, più 1000 euro per ogni figlio a carico.

Crediti: foto di Daniel Tausis su Unsplash. Modificata

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