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Vetrerie Riunite condannate a risarcire i familiari di una lavoratrice deceduta per Mesotelioma

La Cassazione ha condannato in sede civile Vetrerie Riunite S.P.A., già Finvetro S.P.A., insieme alla compagnia di assicurazione, al risarcimento dei familiari di una ex dipendente deceduta dopo aver contratto un mesotelioma pleurico per esposizione ad amianto sul luogo di lavoro (sentenza depositata il 6 marzo 2019).

La Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dalla società di Colognola ai Colli, in provincia di Verona, nonché quello incidentale della compagnia di assicurazioni, avverso alla sentenza di condanna della Corte di Appello di Venezia del 2014 e prima del Tribunale del Lavoro di Verona del 2008.

La donna aveva lavorato nell’azienda per oltre trent’anni, dal 1970 al 2004. Qui era stata esposta ad amianto almeno fino all’inizio degli anni ’90, ed era deceduta nel febbraio del 2005 per mesotelioma pleurico.

Il risarcimento è stato quantificato nei tre gradi di giudizio in 132.840 euro per ciascuno dei tre familiari, il coniuge ed i due figli, ripartito in un danno morale di 117.000 euro (iure proprio) ed un danno biologico non patrimoniale iure hereditatis di 15.840 euro.

Il percorso processuale

La sentenza di primo grado del Tribunale di Verona (n. 541 del 2009) aveva già accertato le responsabilità della Vetrerie Riunite nell’esposizione ad amianto della lavoratrice deceduta di mesotelioma.

Ciò nonostante i rappresentanti dell’azienda avessero obiettato che la dipendente non sarebbe stata esposta direttamente all’amianto. Infatti le sue mansioni di collaudatrice non ne avrebbero previsto l’utilizzo.

Tuttavia, secondo i giudici

l’istruttoria testimoniale e i documenti acquisiti attestavano ampiamente l’esposizione all’amianto della [omissis], che era stata di tipo diretto per la movimentazione dei prodotti utilizzando una paletta di amianto, e di tipo ambientale, perché l’amianto era utilizzato nel reparto presse che non era realmente separato dalla zona in cui operava la lavoratrice.

Gli stessi giudici sottolineavano inoltre come il datore di lavoro non avesse approntato le necessarie misure di sicurezza a tutela dei lavoratori, vista la già nota consapevolezza al tempo della pericolosità dell’amianto, né informato i dipendenti del rischio.

La sentenza di Appello a Venezia ribadisce la condanna per le Vetrerie Riunite S.P.A.

In secondo grado, la Corte di Appello di Venezia, con sentenza depositata il 13 marzo 2014, respingeva il ricorso di Vetrerie Riunite che adduceva la “nullità ed incompletezza della consulenza medico legale svolta in primo grado”.

La Corte di Appello respingeva inoltre il ricorso della Ace European Group Limited.

Vetrerie Riunite aveva contratto con la compagnia assicurativa una polizza anche a copertura delle eventuali malattie professionali insorte nei lavoratori.

La Compagnia di assicurazioni contestava infatti la responsabilità di Vetrerie Riunite S.P.A. nonché l’operatività della polizza.

La Cassazione respinge i ricorsi di Vetrerie Riunite e di Ace European Group Limited

Con sentenza 6545, depositata il 6 marzo 2019, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso principale presentato dai legali rappresentanti di Vetrerie Riunite S.P.A. ed il ricorso incidentale della Compagnia Assicurativa Ace European Group Limited.

La Corte risponde punto per punto alle motivazioni addotte per il ricorso, ovvero

  • l’insussistenza dell’onere della prova del danno subito da parte del lavoratore, non esistendo di per sé una responsabilità oggettiva da parte del datore di lavoro (art. 2087 del Codice Civile);
  • la dimostrazione del nesso causale fra esposizione e malattia;
  • la presunta non conoscenza del rischio amianto, a detta dei ricorrenti, prima dell’inizio degli anni ’90.

A questo riguardo la Corte sottolinea come sussistano

evidenti profili di inammissibilità […] ad una rivisitazione della complessa istruttoria svolta in sede di merito […], da cui è risultata una significativa presenza di polveri di amianto sia nell’ambiente di lavoro in generale della società, sia nell’ambiente lavorativo cui era addetta la [omissis], peraltro frequentemente costretta ad utilizzare palette di amianto per il trasporto del vetro; con pareti divisorie tra i vari ambienti di lavoro spesso aperte; spesso vicina ad un nastro trasportatore che trasferiva i prodotti dalle presse al collaudo rivestito in amianto e che veniva frequentemente sostituito provocando molte polveri […]

[…] che la lavoratrice era stata esposta in misura consistente all’amianto e le fibre di amianto crisotilo, tipicamente presenti nei materiali di amianto usati nelle vetrerie, che […] si dissolvono e si frammentano più velocemente, esercitando un potente effetto cancerogeno.

Quanto alla consapevolezza della pericolosità dell’amianto nei luoghi di lavoro, la Corte ribadisce come sia

stato poi accertato, e più volte confermato anche da questa Corte […] che la nocività dell’amianto nei posti di lavoro era nota sin dagli anni ’60.

La sentenza infine respinge le motivazioni del ricorso incidentale relative alla copertura della polizza stipulata dalle Vetrerie Riunite con Ace European Group Limited.

La compagnia negava infatti la copertura, riaffermata invece dalla Corte, poiché l’evento si è verificato nei termini temporali di validità della stessa.

Crediti: foto di janeb13 su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons. Immagine di repertorio.

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