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Unione Europea: abbassato di dieci volte il limite di esposizione occupazionale all’amianto

Il parlamento europeo ha approvato le modifiche alla direttiva che tutela i lavoratori dell’Unione Europea dall’esposizione occupazionale all’asbesto riducendo la soglia di esposizione dagli attuali 0,1 fibre per centimetro cubo a 0,01 cm³.

Il provvedimento prevede anche l’adozione, nei prossimi sei anni, di tecnologie più adeguate che siano in grado di rilevare concentrazioni ancora inferiori delle fibre del minerale disperse negli ambienti, nello specifico la microscopia elettronica (EM) che sostituirà l’attuale microscopia ottica a contrasto di fase (PCM).

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L’obiettivo è quello di poter monitorare negli ambienti concentrazioni fino a 0,001 fibre per centimetro cubo del minerale e consolidare la prospettiva di un ulteriore abbassamento della soglia di esposizione.

La valutazione d’impatto della Commissione UE sulla soglia di esposizione occupazionale ad amianto in Europa: la base per la decisione dell’abbassamento della soglia a 0,01 fibre per centimetro cubo

Secondo la valutazione d’impatto della Commissione Ue l’esposizione ad amianto è la principale  causa di morti sul posto di lavoro. Secondo l’Agenzia per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, nel 2017, il 52% delle morti legate al lavoro nell’Unione Europea è dovuto al cancro occupazionale, e il 78% dei casi di cancro occupazionale nei paesi membri è associato all’amianto, in particolare al mesotelioma e al cancro ai polmoni.

La commissione di valutazione stima che ci siano 1,55 milioni di aziende coinvolte nell’uso dell’amianto in Europa e che da 4,1 a 7,3 milioni di lavoratori siano attualmente esposti all’amianto nell’UE.

Nel 2019, le stime indicano un totale di 71,750 decessi dovuti a precedente esposizione occupazionale all’amianto.

Secondo il parere scientifico di giugno 2021 del Comitato per la Valutazione del Rischio dell’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (RAC-ECHA), l’amianto non ha un livello sicuro di esposizione, il che significa che qualsiasi esposizione all’amianto può alla fine causare una malattia asbesto-correlata.

Alcuni Stati membri dell’UE hanno limiti di esposizione consentiti (OEL) specifici per l’amianto (ad esempio, Paesi Bassi: 0,002 fibre/cm³, Danimarca: 0,003 fibre/cm³ e Francia: 0,01 fibre/cm³), e uno Stato membro (Germania) ha, oltre al limite vincolante (0,1 fibre/cm³), linee guida obbligatorie che impongono misure per portare la concentrazione di esposizione al di sotto del “livello di accettazione” (0,01 fibre/cm³).

Pur non esistendo un livello sicuro di esposizione all’amianto il RAC ha presentato la relazione tra i livelli di esposizione e i rischi associati (relazione esposizione-rischio, ERR) mostrando il rischio per i lavoratori esposti a diversi OEL (limiti esposizione consentiti), come esemplificato nella seguente tabella con la relazione esposizione-rischio (Tabella 1) sulla cui base la commissione per la valutazione d’impatto ha poi formulato la tabella delle possibili opzioni (Tabella 2).

Tabella 1: Relazione Esposizione-Rischio
OEL Concentrazione dell’amianto nell’aria (fibre/cm³) Rischio eccessivo di cancro nell’arco della vita (casi per 100.000 lavoratori esposti)
0.0001 1.2
0.0002 2.5
0.0005 6.2
0.01 12
0.02 25
0.05 62
0.1 (limite attuale) 125
Tabella 2: Opzioni
Opzione 1 (attuale) Opzione 2 (preferibile) Opzione 3 Opzione 4
0.1 (f/cm³)
Attuale soglia massima di esposizione occupazionale
0.01 (f/cm³)
Soglia proposta dal Comitato consultivo sulla sicurezza e la salute sul lavoro. Gruppi di interesse dei datori di lavoro e dei governi
0.002 (f/cm³)
soglia più bassa nei paesi europei
0.001 (f/cm³)
Soglia proposta dal Comitato consultivo sulla sicurezza e la salute sul lavoro. Gruppi di interesse dei lavoratori

Impatto sociale

In relazione agli impatti sociali, la valutazione d’impatto ha fornito stime del numero di casi di cancro evitati in ciascuna opzione (di cui alla Tabella 2) rispetto alla situazione di base stimata di 884 casi di cancro nei prossimi 40 anni.

Nell’opzione 2, il numero di casi evitati sarebbe di 663 (221 casi di cancro), nell’opzione 3 sarebbero 831 casi evitati (53 casi di cancro) e nell’opzione 4 sarebbero 858 casi evitati (26 casi di cancro).

Inoltre, sono stati stimati i risparmi nei costi sanitari (opzione 2: €166-323 milioni, opzione 3: €208-405 milioni e opzione 4: €215-418 milioni).

Valutazione dell’efficienza

Nella valutazione dell’efficienza, la valutazione si è concentrata sugli impatti monetizzati e ha trovato che i costi supererebbero i benefici in tutte le opzioni valutate.

Il rapporto costo-beneficio sarebbe infatti:

  • opzione 2 (€24 miliardi di costi/€330 milioni di benefici),
  • opzione 3 (€76 miliardi di costi/€410 milioni di benefici)
  • opzione 4 (€94 miliardi di costi/€420 milioni di benefici).

Nell’analisi dei rapporti costi/fatturato (piccole imprese), le piccole imprese potrebbero inoltre essere “gravemente” colpite nell’opzione 4.

La valutazione d’impatto ha su questa base concluso che l‘opzione preferita è l’opzione 2 (OEL 0,01 f/cm³), in cui possono essere utilizzati i metodi PCM ed EM e non è necessario un periodo di transizione.

Fonti e rassegna stampa

La notizia è stata diffusa da numerosi organi di informazione online e pubblicata sul portale dell’Europarlamento. Per un approfondimento si leggano a titolo d’esempio l’articolo di Redazione Bruxelles su europa.today.it del 3 ottobre 2023 e Relazione – A9-0160/2023 del Parlamento Europeo.

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Crediti immagine: foto di Erich Westendarp da Pixabay. Modificata (ritagliata). Concessa con licenza Pixabay. Modificata (ritagliata e ridimensionata). Concessa in uso secondo gli stessi termini della licenza originaria.

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