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Tumore della laringe per esposizione ad amianto: è sufficiente il rischio ambientale per stabilire l’origine professionale

La Cassazione, con Ordinanza della Sesta Sezione Civile n. 38862, pubblicata in data 7 dicembre 2021, ha accolto il ricorso di un lavoratore esposto ad amianto ai fini del riconoscimento della rendita o indennizzo per malattia professionale (carcinoma alla laringe).

Il lavoratore, motorista, marinaio, capobarca a bordo di rimorchiatori, aveva presentato opposizione a quanto stabilito dalla sentenza n.177, depositata il 9 marzo2020, emessa dalla Corte d’Appello di Catania.

La sentenza, che confermava quella di primo grado, aveva rigettato la richiesta di riconoscimento della rendita richiesta dal lavoratore ad INAIL, che l’aveva negata.

Secondo la Corte territoriale infatti, non sarebbe stato provato il nesso causale fra attività lavorativa svolta ed il tumore insorto, un carcinoma della laringe.

Le motivazioni del diniego della rendita INAIL per il marinaio ammalatosi di tumore della laringe

I consulenti tecnici, in secondo grado, avevano sottolineato l’assenza di prova sull’entità e la durata dell’esposizione ad asbesto del lavoratore, che si sarebbe verificata con una frequenza solo occasionale durante operazioni di disincrostazione di pannelli di amianto.

Inoltre, sempre secondo la Corte, il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 10 giugno 2014, adottato in epoca posteriore alla domanda amministrativa e dove è contemplato il tumore della laringe per esposizione ad amianto, non conteneva l’elenco delle malattie professionali definite tabellate (e quindi soggette alla presunzione legale di origine professionale).

Il Decreto infatti conterrebbe solo l’elenco delle malattie causate o correlate al lavoro per le quali è obbligatoria la denuncia da parte del medico ex art. 139 T.U. n. 1124 del 1965.

Il ricorso del lavoratore in Cassazione per l’ottenimento della rendita INAIL per carcinoma della laringe di origine professionale

Il lavoratore era ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Catania presentando due motivazioni:

  • per non aver la corte considerato che il tumore alla laringe è presente in lista n. 1, gruppo 6, quale malattia la cui origine lavorativa è di elevata probabilità per esposizione all’amianto ovvero alla sostanza la cui presenza nell’ambiente di lavoro è stata non solo prospettata dal lavoratore ma anche, come è pacifico in atti, provata e dunque il nesso eziologico può essere negato solo qualora possa ritenersi con certezza e con onere della prova a carico dell’INAIL, che la malattia sia l’effetto esclusivo di un fattore estraneo all’attività lavorativa
  • per omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione, ovvero il fatto che il Tribunale di Siracusa aveva riconosciuto i benefici previsti per l’esposizione ad amianto a favore di altri lavoratori della stessa impresa marittima in cui aveva operato il ricorrente.

La Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore: per stabilire il nesso causale fra neoplasia ed esposizione professionale serve dimostrare una probabilità qualificata quale la presenza del rischio ambientale

La suprema Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso presentato dai legali del lavoratore, assorbendo con esso il secondo.

In particolare, la corte di legittimità ha osservato che il nesso di causalità sull’origine professionale di una malattia professionale ad origine multi-fattoriale come il tumore della laringe non può essere oggetto di semplici presunzioni teoricamente possibili. Esso infatti necessita di una concreta e specifica dimostrazione, anche basata anche su dati epidemiologici.

Va dunque dimostrata una probabilità qualificata di origine professionale nell’insorgenza della malattia.

In merito a questo, per la Cassazione la Corte territoriale:

  • ha omesso di valutare che il D.M. 10.6.2014 include il tumore alla laringe tra le malattie ad elevata probabilità in relazione ad attività lavorative che espongono all’amianto (lista I, gruppo 6). La Corte non poteva trascurare – a fronte di una accertata esposizione a rischio ambientale – il dato scientifico rappresentato dalla correlazione di elevata probabilità evidenziata nel D.M. citato.

Va invero ricordato che ai fini dell’operatività della tutela assicurativa per la giurisprudenza – anche costituzionale (Corte. Cost. 206/74) – sia sufficiente il rischio ambientale (cfr. Cass. SU 13025/2006; 15865/2003, 6602/2005, 3227/2011), ovvero che il lavoratore abbia contratto la malattia di cui si discute in virtù di una noxa comunque presente nell’ambiente di lavoro ovvero in ragione delle lavorazioni eseguite al suo interno, anche se egli non fosse stato specificatamente e direttamente addetto alle stesse mansioni nocive ed a prescindere dal livello di esposizione (Cass. 6429/2018; Cass. 13024/2017).

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Crediti immagine: immagine di Şinasi Müldür da Pixabay. Modificata (ritagliata e ridimensionata). Concessa in uso con licenza originaria.

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