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Tumore al Colon Retto causato da amianto e altre sostanze nocive: assolta Fintecna SPA.

La Cassazione, con sentenza Sezione Civile Lavoro Num. 21461 Anno 2019, ha giudicato inammissibile il ricorso contro Fintecna SPA del familiare di un muratore di fonderia meccanica, sezione fucinatura – Martins, esposto ad amianto, oli minerali e metalli, tra cui nichel e cromo, sul posto di lavoro e poi deceduto per tumore del colon retto.

L’iter processuale del caso del lavoratore deceduto per tumore del colon retto

In seguito alla morte del lavoratore, dopo che questi aveva contratto una neoplasia del colon retto, i familiari avevano intrapreso l’azione legale contro l’azienda.

Secondo i familiari la malattia sarebbe stata dovuta alla presunta esposizione dell’uomo ad amianto, oli minerali e metalli pesanti (nichel e cromo).

L’azione legale era diretta ad ottenere il risarcimento del danno ex art. 2087 del Codice Civile.

Secondo l’accusa il datore di lavoro non avrebbe dunque predisposto adeguate misure di tutela del lavoratore al fine di evitare l’esposizione dell’uomo alle sostanze pericolose.

Tuttavia il Tribunale di Terni prima, nel 2014, e la Corte di Appello di Perugia poi, nel 2016, avevano respinto la domanda dei familiari

[…] rilevando che non erano emersi, dall’attività istruttoria svolta, dati conclusivi circa il ruolo eziologico dell’esposizione all’amianto, ai fumi e ai vapori di oli di tempra e dal contatto tra il nichel ed il cromo sulla insorgenza del cancro al colon retto che aveva colpito [il lavoratore].

Il ricorso in Cassazione: le motivazioni su omesse tutele di sicurezza e nesso causale fra esposizione e tumore del colon retto

Uno dei familiari è tuttavia ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte di Appello di Perugia. I legali del familiare hanno addotto principalmente due motivi:

  • “violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro” (art. 360, comma 1, n. 3) in merito alle omesse tutele di sicurezza e alla prevenzione del rischio su amianto e agenti chimici. Nel dettaglio riferito a quanto previsto agli artt. 1176, 1218, 2087 Codice Civile; artt. 2, 32, 35 comma 1, 41 della Costituzione,  DPR n. 547/1955 e DPR n. 303/1956 nella Direttiva Europea n. 391/1992, artt. 2 e 17 del RD 14.4.1927 n. 530, Direttiva CEE n. 478/1983, DPR 10.2.1982 n. 915, Circolare 10.7.1986 n. 45 del Ministero della Sanità, Decreto Ministero Ambiente 12.7.199, D. Lgs. 15.8.1991 n. 277, art. 7 della legge 30.7.1990 n. 212;
  • violazione degli artt. 115 e 116 del Codice di Procedura Civile, per le seguenti omissioni:

    a) omesso esame del fatto storico relativo alle mansioni in ambito lavorativo (muratore in reparto di fonderia meccanica sezione fucinatura – Martins); b) omesso esame del fatto storico sulle risultanze della CTU medico legale ai fini del nesso eziologico tra mansioni e malattia […] in relazione al livello e intensità della esposizione all’amianto e alle sostanze tossiche […]; c) omesso esame del fatto storico sulle risultanze della CTU ambientale, ai fini della rilevanza dell’esposizione del lavoratore a sostanze nocive in ambiente di lavoro; d) omesso esame della circostanza relativa al riconoscimento di malattia professionale da parte dell’INAIL ai fini della conferma dell’origine della malattia.

La Cassazione respinge il ricorso

Per i giudici di Cassazione tuttavia le motivazioni alla base del ricorso sono risultate inammissibili.

Per quanto riguarda le molteplici motivazioni di Legge addotte al primo punto, quanto all’inosservanza delle tutele di sicurezza e alla mancata prevenzione del rischio di esposizione all’amianto ed alle altre sostanze nocive, i giudici di Cassazione fanno notare come tale giudizio di merito spetti alla Corte territoriale e non alla Corte di merito che è chiamata a pronunciarsi solo sulla legittimità della sentenza.

[Le motivazioni] si sostanziano nella critica della ricostruzione fattuale operata dalla Corte territoriale, configurando, come tale, una richiesta alla Corte di cassazione di riesaminare la vicenda processuale sottoposta al suo controllo del tutto estranea al giudizio di legittimità.

In merito invece alle omissioni di cui alla seconda motivazione del ricorso, riguardanti questiones facti, relative alle mansioni del lavoratore, alla CTU medico legale, alla CTU ambientale e all’avvenuto riconoscimento della rendita INAIL per malattia professionale, la Cassazione ha ritenuto che esse incontrino il limite della cosiddetta “doppia conforme”, di cui all’art. 348 ter del Codice di Procedura Civile. Ovvero:

quando l’inammissibilità è fondata sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della decisione impugnata, il ricorso per cassazione di cui al comma precedente può essere proposto esclusivamente per i motivi di cui ai numeri 1), 2), 3) e 4) del primo comma dell’articolo 360.

Non è contemplato dunque il punto 5) del comma 1 dell’art. 360 che invece prevede possibile ricorso in Cassazione “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti” come nel caso in esame.

Inoltre la Cassazione, in sede di valutazione delle prove, e quindi relativamente alla presunta violazione addotte agli artt. 115 e 116 del Codice di procedura Civile fa notare come

[essa] non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma rispettivamente, solo allorché si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisone prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte di ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso […] ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione.

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Crediti immagine: foto di Alvesgaspar, concessa con licenza CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons. Modificata. Ridistribuita con la stessa licenza.

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