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Quando il mesotelioma pleurico non è candidabile alla chirurgia, la presa in carico segue percorsi strutturati che includono terapia di supporto, eventuale osservazione in pazienti selezionati, trattamenti sistemici di prima e seconda linea, e l’invito alla partecipazione a studi clinici.
Linee Guida AIOM mesotelioma pleurico operabile: le indicazioni dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM 2025) sulla gestione dei casi potenzialmente operabili (stadi I–II–III N0). Leggi di più.Le indicazioni che seguono sintetizzano il contenuto delle Linee Guida AIOM 2025 dedicate.
Presa in carico e terapia di supporto
La diagnosi di mesotelioma ha un forte impatto fisico ed emotivo. Le linee guida raccomandano fin dall’inizio un approccio multidisciplinare che includa anche il supporto psicologico del paziente e della famiglia e la gestione dei sintomi (dolore, dispnea, stanchezza), cioè la cosiddetta “terapia di supporto” o “cure palliative”.
Quest’ultima può essere la scelta esclusiva quando il trattamento farmacologico non è indicato o non è desiderato.
Osservazione nei pazienti selezionati
In casi selezionati, clinicamente stabili e con pochi sintomi, è possibile un periodo di osservazione. Se nel tempo compaiono o peggiorano i sintomi, si passa alla terapia sistemica.
Uno studio controllato ha suggerito che iniziare la chemioterapia già alla diagnosi può prolungare il controllo dei sintomi e la sopravvivenza rispetto ad attenderne la comparsa, pur con limiti metodologici; per questo l’avvio precoce del trattamento viene considerato favorevole.
Terapia di prima linea
Per la maggioranza dei pazienti non operabili la chemioterapia a base di platino + antifolato (pemetrexed) è la prima opzione raccomandata, soprattutto nell’istologia epitelioide (fino a 6 cicli).
Nei pazienti non idonei a combinazioni con platino, si possono considerare pemetrexed o vinorelbina in monoterapia.
Nei casi non epitelioidi (bifasici o sarcomatoidi) può essere presa in considerazione l’immunoterapia di combinazione con nivolumab + ipilimumab come alternativa alla chemioterapia, in pazienti candidabili a trattamento sistemico.
Risposta o stabilità: follow-up
Se dopo la prima linea la malattia risponde o resta stabile, si procede con un follow-up clinico-strumentale e con la gestione delle tossicità. In caso di progressione si passa alle strategie di seconda linea.
Terapia di seconda linea
Le opzioni includono farmaci chemioterapici come vinorelbina e gemcitabina. L’associazione ramucirumab + gemcitabina ha mostrato un beneficio di sopravvivenza in pazienti pre-trattati con schemi a base di platino; è prescrivibile in Italia ai sensi della Legge 648/1996 per questa indicazione.
Per pazienti precedentemente trattati con chemioterapia, nivolumab è inserito (da gennaio 2025) tra i farmaci prescrivibili ex 648/1996 in istologia epitelioide.
In selezionati con buon performance status e controllo di malattia ≥6 mesi dopo la prima linea, è possibile valutare un re-challenge con pemetrexed (da solo o con platino), pur con evidenze limitate.
Studi clinici
Poiché l’efficacia delle terapie oltre la prima linea resta limitata, le Linee Guida invitano a valutare l’arruolamento in trial clinici ogni volta che sia possibile.











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