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La terapia CAR-T per il mesotelioma. La nuova speranza

La CAR-T, una tecnica innovativa in oncologia che si è rivelata efficace nel trattamento dei tumori ematologici, è in fase di sperimentazione sui tumori solidi quali il mesotelioma.

La tecnica consiste nel prelievo di cellule del sistema immunitario del paziente. Queste vengono poi modificate geneticamente in laboratorio in modo che riescano a riconoscere le cellule tumorali. Infine sono replicate in laboratorio e reintrodotte nel corpo del paziente.

CART-T è un acronimo che sta per “Ricettore Chimerico di Antigene”, in pratica un dispositivo creato in laboratorio per ‘armare’ i linfociti-T, ovvero i globuli bianchi, che costituiscono il sistema immunitario (la difesa) del corpo umano.

L’antigene è una sostanza estranea e potenzialmente pericolosa che è presente in molti casi sulla superficie di alcune patologie tumorali fra cui il mesotelioma. Si tratta di una proteina detta “mesotelina”.

Ebbene, attraverso questo nuovo dispositivo CAR-T i globuli bianchi sono in grado di riconoscere ed attaccare le cellule tumorali che presentano la mesotelina sulla superficie.

Secondo le ricerche scientifiche la mesotelina sarebbe espressa in circa l’85/90% dei mesoteliomi ma anche in gran parte di altri tumori solidi: nel tumore del pancreas e del polmone,  nel tumore ovarico, nel colangiocarcinoma (tumore delle vie biliari).

È importantissimo il fatto che normalmente questa proteina non è presente nelle cellule mesoteliali sane. Dunque la terapia, in linea teorica, non andrebbe a colpire anche le cellule sane, come avviene per esempio con la chemioterapia.

Trial di fase I della CAR-T per il mesotelioma

I primi risultati di uno studio (trial) di fase I sono stati presentati nel marzo 2019 al meeting annuale dell’American Association Cancer Research (Abstract CT036) e poi ancora sul Journal dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO – Abstract 2511).

Gi autori dello studio hanno trattato 21 pazienti con patologie maligne della pleura attraverso l’introduzione nella cavità pleurica di cellule CAR-T.

Quasi la metà dei pazienti aveva già ricevuto più di un trattamento di prima linea.

I risultati dello studio

  • Nelle 38 settimane successive all’infusione sono state rilevate tracce di cellule CAR-T nel sangue periferico in 13 pazienti. Tale rilevazione è correlata ad una diminuzione dei livelli di mesotelina e ad una regressione del tumore;
  • uno dei pazienti è stato operato con intento curativo dopo sei settimane dal trattamento con CAR-T;
  • 14 pazienti sono stati trattati con un immunoterapico anti-PD1 successivamente alla somministrazione delle CAR-T. Il farmaco sarebbe in grado di riattivare i linfociti T “armati” nel caso di grosse masse tumorali. 2 pazienti hanno avuto risposta completa a 32 e 60 settimane di distanze, 5 risposta parziale, 4 malattia stabile;
  • nessuna tossicità della terapia è stata osservata.

La ricerca su altri marcatori tumorali per la tecnica CAR-T

Altri risultati preliminari sull’uso della tecnica CAR-T nel mesotelioma sono quelli presentati da A. C.-F., docente di Oncologia all’Università di Zurigo, al Congresso annuale dell’ESMO (European Society for Medical Oncology), tenutosi a Barcellona a fine settembre 2019.

Il trial di fase I, denominato NCT01722149, è tutt’ora in corso dopo che si è conclusa la fase di arruolamento dei pazienti.

In questo studio le cellule CAR-T sono messe in grado di riconoscere un target diverso ovvero la proteina di attivazione dei fibroblasti o FAB. Si tratta di una proteina che consente di individuare fibroblasti attivati che sono solitamente presenti nel microambiente del tumore e che è risultata molto presente nei tumori epiteliali.

I linfociti CAR-T introdotti nella cavità intra-pleurica di tre pazienti con mesotelioma pleurico maligno hanno mostrato attività anti-tumorale. Risultati che tuttavia necessitano di ulteriori conferme.

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Crediti immagine: foto di NIAID/NIH nel pubblico dominio. Modificata (ritagliata). Riconcessa con la stessa licenza.

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