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Il Rischio Amianto nel Settore Ferroviario

L’amianto è stato utilizzato come materiale di coibentazione di varie componenti dei treni e delle carrozze ferroviarie almeno fino all’entrata in vigore della Legge 257 del 1992.

La Legge 257 ha vietato l’estrazione, la commercializzazione e l’utilizzo dell’asbesto in Italia.

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L’amianto: un ottimo isolante per le condotte di vapore sui treni

In particolare, fino alla metà circa degli anni ’50, l’amianto è stato impiegato per isolare e confinare le strutture dei treni soggette a riscaldamento.

Fino a quella data infatti le locomotive erano alimentate a vapore. Il vapore poteva venire generato all’interno di una carrozza-caldaia. Le altre carrozze erano riscaldate da condotte che trasportavano il vapore generato.

Le condotte di vapore erano sovente rivestite di lana di vetro. Tuttavia le flange di accoppiamento delle varie parti delle condotte potevano presentare coperture (nastri e corde) e guarnizioni in fibra d’amianto.

Anche le condotte di scarico dei ‘fumi’ dei locomotori potevano contenere componenti in amianto.

I cartoni in amianto per la protezione delle scaldiglie ferroviarie

A partire dagli anni ’40 si registra l’utilizzo dell’amianto nei cartoni di protezione per le resistenze elettriche dei sistemi deputati al riscaldamento di deviatoi e scambi ferroviari.

Si trattava delle cosiddette “scaldiglie”, dispositivi che evitavano, quando la temperatura esterna scendeva sotto lo zero, che gli scambi si ghiacciassero, impedendo, di fatto, la circolazione ferroviaria.

L’amianto a spruzzo per la coibentazione delle carrozze ferroviarie

Dalla metà degli anni ’50, quando si affermò e diffuse l’utilizzo delle locomotive elettriche, si iniziò anche una nuova procedura di coibentazione delle carrozze ferroviarie. L’operazione veniva fatta ‘a spruzzo’ utilizzando amianto friabile della varietà crocidolite.

Tale pratica fu continuata almeno fino agli anni ’70. Solo negli anni ’80 iniziarono i primi interventi di bonifica, con una graduale dismissione delle carrozze la cui cassa era stata coibentata in amianto. Una stima verosimile è che il numero di tali carrozze ammontasse alle 8000 unità.

L’amianto sui binari ferroviari

Un’altra forma di contaminazione da amianto ha riguardato il pietrisco ‘bianco’ presente sui binari.

Questo, prima del 1992, può essere stato cosparso di fibra e polvere di amianto. Ciò fu dovuto all’uso e alla consunzione dei dischi e dei ferodi degli apparati frenanti dei treni, spesso in amianto o con presenza di componenti di amianto.

I lavoratori a rischio malattie da amianto nelle ferrovie

Soggetti di possibile esposizione all’amianto nel settore ferroviario sono stati i macchinisti, i caldaisti, i verniciatori, i manutentori delle carrozze ferroviarie nelle officine; in misura minore e marginale anche i viaggiatori.

La malattia certamente più diffusa e caratteristica, correlata ad una esposizione ad amianto, per questi lavoratori, è il mesotelioma pleurico. Tale malattia può presentarsi e manifestare i suoi sintomi a distanza di oltre 40 anni dalla prima esposizione.

Oltre al mesotelioma, ci sono tuttavia altre patologie ad alta incidenza nella coorte dei lavoratori del settore ferroviario:

I casi di mesotelioma nel settore dei rotabili ferroviari nel VI rapporto ReNaM del 2008

Il ReNaM, Registro Nazionale dei Mesoteliomi, è un registro istituito presso l’INAIL dall’Art. 244 del Decreto Legislativo n. 81 del 2008. Ad esso pervengono i dati relativi a tale patologia dai Centri Operativi Regionali (COR).

Per quanto riguarda i casi di mesotelioma professionale con diagnosi certa, probabile o possibile nel settore dei rotabili ferroviari l’ultimo rapporto ReNaM, il VI, reso disponibile nel 2018, ha registrato, nella finestra temporale 1993-2015, una incidenza del 3.2% rispetto ai casi totali.

Nel dettaglio, distinguendo fra esposizione professionale ed ambientale, su 1046 casi totali:

  • esposizione professionale: 619 casi, il 3.2% di 19354. 607 uomini e 12 donne, di cui 458 (74%) con esposizione esclusiva nella categoria (446 uomini e 12 donne);
  • esposizione ambientale: 34 casi, il 3.3%.

Le mansioni lavorative più a rischio mesotelioma nel settore dei rotabili ferroviari nei dati del VI rapporto ReNaM (2018) relativi al periodo 1993-2015

Le mansioni più a rischio dei lavoratori del settore, per numero di casi, secondo i dati del VI Rapporto ReNaM, sono stati:

  • saldatori e tagliatori a fiamma: 75 casi;
  • installatori e riparatori di apparati elettromeccanici: 73 casi;
  • montatori di carpenteria metallica: 65 casi.

Sotto i 50 casi

  • meccanici artigianali, riparatori e manutentori di automobili e assimilati: 43 casi;
  • ebanisti, falegnami e operatori artigianali di macchine per la lavorazione del legno: 43 casi;
  • verniciatori artigiani e industriali: 40 casi;
  • manovali e altro personale non qualificato delle attività industriali e assimilati: 38 casi;
  • attrezzisti di macchine utensili e affini: 36 casi;
  • lastroferratori: 30 casi.

Sotto i 30 casi

  • manovali delle manifatture e affini: 15 casi;
  • fabbri, lingottai e operatori di presse per forgiare: 13 casi;
  • meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (esclusi gli addetti alle 12 linee di montaggio industriale): 12 casi;
  • operatori di macchine utensili automatiche e semiautomatiche industriali: 12 casi;
  • artigiani, operai specializzati e agricoltori: 11 casi;
  • artigiani e operai metalmeccanici e assimilati: 11 casi;
  • altri meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse mobili (esclusi gli addetti alle 11 linee di montaggio industriale): 11 casi;
  • tappezzieri e materassai: 11 casi;
  • lattonieri e calderai, compresi i tracciatori: 10 casi.

Sotto i 10 casi

  • frenatori, segnalatori e agenti di manovra: 9 casi;
  • meccanici collaudatori: 8 casi;
  • fonditori, saldatori, lattonieri-calderai, montatori di carpenteria metallica e assimilati: 7 casi;
  • conduttori di locomotive: 7 casi;
  • attrezzisti navali: 7 casi;
  • impiegati nella gestione degli stock, magazzini e assimilati: 6 casi;
  • installatori di impianti di isolamento e insonorizzazione: 6 casi;
  • meccanici e montatori di apparecchi termici, idraulici e di condizionamento: 6 casi;
  • impiegati di ufficio: 5 casi;
  • altri ebanisti, artigiani, attrezzisti e operai del trattamento del legno e assimilati: 5 casi;
  • conduttori di catene di montaggio automatizzate: 5 casi.

Meno di 5 casi

  • altri artigiani e operai di installazione e manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche (esclusi gli 4 addetti alle linee di montaggio industriale): 4 casi;
  • manovali e personale non qualificato dell’edilizia civile: 4 casi;
  • direttori generali, dirigenti generali, dirigenti superiori, primi dirigenti ed equiparati delle amministrazioni 3 dello stato, delle aziende autonome, degli enti pubblici non economici, delle università e degli enti di ricerca: 3 casi;
  • professioni intermedie (tecnici): 3 casi;
  • altri tecnici in scienze dell’ingegneria e delle costruzioni e del trasporto aereo e navale: 3 casi;
  • personale di segreteria o con funzioni generali e operatori su macchine di ufficio: 3 casi;
  • armatori di gallerie, addetti all’armamento ferroviario e assimilati: 3 casi;
  • idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gas: 3 casi;
  • specialisti di saldatura elettrica e a norme ASME: 3 casi;
  • conduttori di caldaie a vapore e di motori termici in impianti industriali: 3 casi;
  • altro personale ausiliario di magazzino, di spostamento merci e delle comunicazioni: 3 casi.

Le categorie più a rischio e perché

Le categorie di lavoratori più esposte nel settore ferroviario hanno dunque riguardato tutti quei dipendenti, costruttori e manutentori, che svolgevano mansioni all’interno delle carrozze coibentate in amianto.

Saldatori e tagliatori a fiamma, carpentieri e installatori di apparati elettromeccanici, ebanisti, falegnami tutti operavano nelle carrozze per portarne a termine la messa a punto.

Con loro c’erano anche calderai, tubisti, pannellisti, attrezzisti, elettricisti, verificatori.

L’amianto in fibra, della varietà crocidolite, veniva applicato a spruzzo sulle scocche metalliche di motrici e carrozze passeggeri, postali e bagagliaio.

I lavoratori che svolgevano quelle mansioni dunque erano potenzialmente esposti, ove non fossero state osservate le corrette misure di sicurezza e protezione individuale.

Questi dipendenti potevano essere alle dipendenze di ditte esterne o delle stesse ferrovie.

Alcune realtà dove si sono registrati numerosi casi di esposizione professionale ad amianto nel settore ferroviario prima della Legge 257 del 1992.

Numerosi casi di esposizione di ferrovieri e altri lavoratori sono stati registrati nelle Officine di costruzione e manutenzione dei rotabili ferroviari. Si citano in particolare:

  • le Officine Grandi Riparazioni di Bologna;
  • le ex Officine delle Ferrovie di Porta al Prato a Firenze;
  • gli stabilimenti dell’ex Isochimica di Avellino;
  • gli stabilimenti ex Breda di Pistoia.

Il caso delle carrozze ferroviarie scoibentate alla ex Isochimica di Avellino

Per gli oltre 300 lavoratori esposti dell’ex Isochimica è arrivata, nel febbraio 2019, in sede civile, la condanna del Tribunale di Avellino, che ha ritenuto le Ferrovie dello Stato giuridicamente responsabili per l’esposizione e le malattie da amianto insorte nei lavoratori.

All’Isochimica, negli anni ’80, circa 3000 carrozze ferroviarie furono portate per la scoibentazione da amianto.

È stato accertato che le operazioni furono condotte senza osservare le corrette tutele di sicurezza nei confronti dei lavoratori, non equipaggiati con gli adeguati dispositivi di protezione individuale.

L’amianto alle Officine ex Breda di Pistoia

Per quanto riguarda Pistoia, si cita lo studio di S. Silvestri e A. Innocenti, La ricostruzione della esposizione ad amianto alla BREDA di Pistoia, a cura di UF PISLL USL Toscana Centro (Pistoia).

In questo articolo del 2017 gli autori hanno ben ricostruito tutta l’evoluzione dello stabilimento pistoiese, nonché i tempi e i luoghi dell’utilizzo dell’amianto nella costruzione e manutenzione delle carrozze ferroviarie.

Nelle officine Breda di Pistoia l’amianto a spruzzo fu utilizzato fra il 1956 ed il 1979 per la coibentazione delle carrozze ferroviarie, prima nello stabilimento di via Pacinotti, poi, dal 1973, nel nuovo stabilimento di via delle Ciliegiole.

Fra le categorie più esposte, secondo le stime degli autori che riportano anche le quantità di amianto utilizzate e il numero di carrozze coibentate, i lavoratori con le mansioni più a rischio in quel contesto sono stati:

  • gli allestitori delle carrozze: montavano il pavimento, l’intelaiatura in legno delle carrozze e le suppellettili. L’operazione richiedeva che spesso gli addetti forassero e rimuovessero parti metalliche spruzzate in amianto (e così causando l’aerodispersione delle fibre);
  • tubisti: cui spettava la responsabilità del montaggio di tubi per gli impianti pneumatici, idraulici ed elettrici all’interno della carrozza;
  • elettricisti: che al pari dei tubisti e degli allestitori avevano la necessità di forare e/o rimuovere parti spruzzate in amianto.

Nelle officine pistoiesi inoltre, prima dell’inizio delle bonifiche dal 1990:

  • per alcuni mesi, nel 1974, furono spruzzate con amianto le converse di raccolta dell’acqua piovana del tetto per circa 5500 metri quadri di superficie;
  • le coperture dei nuovi stabilimenti erano in cemento-amianto.

Uno studio retrospettivo sulla coorte di ex lavoratori delle Officine Breda, i cui risultati furono presentati alla “Conferenza Regionale AMIANTO”, tenutasi a Pistoia nel 2005 mostrò, al 2002, che sia i dati relativi al mesotelioma pleurico che quelli concernenti il tumore polmonare indicavano un eccesso di mortalità statisticamente rilevante.

Le regioni che hanno registrato il maggior numero di casi di mesotelioma per esposizione ad amianto nel settore dei rotabili ferroviari secondo i dati del VI Rapporto ReNaM 2018.

Secondo i dati del Registro Nazionale dei Mesoteliomi le regioni italiane che hanno registrato la maggior incidenza di casi di mesotelioma per esposizione professionale nel settore delle ferrovie fra il 1993 ed il 2015 sono:

  • la Toscana con 95 casi (8.6% di tutti i casi di esposizione);
  • la Campania con 44 casi (9.2% di tutti i casi di esposizione);
  • il Trentino con 7 casi (11.3% di tutti i casi di esposizione).

I benefici previdenziali INPS per i ferrovieri

I dipendenti delle Ferrovie dello Stato che siano stati esposti e/o si siano ammalati in seguito ad esposizione ad amianto sul luogo di lavoro hanno diritto ai benefici previdenziali previsti dalla Legge 257 del 1992.

La Legge stabilisce una rivalutazione dei contributi ai fine della maturazione del diritto alla pensione e dei ratei della stessa.

Nel caso di malattie quali mesotelioma pleurico, tumore del polmone e asbestosi di origine professionale i lavoratori hanno inoltre diritto all’immediato pensionamento.

Con circolare INPS n. 46 del marzo 2018 è stato riconosciuto, a partire dal primo gennaio 2018, ai lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario, che hanno svolto operazioni di bonifica dall’amianto senza essere dotati degli adeguati equipaggiamenti di protezione individuale contro l’esposizione alle fibre di amianto, il medesimo beneficio previdenziale previsto per i lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni, di cui all’articolo 13, comma 8, della Legge 27 marzo 1992, n. 257.

Il Risarcimento del danno per esposizione ad amianto nel settore dei rotabili ferroviari

I lavoratori del settore ferroviario che siano vittime di malattie asbesto-correlate e i loro familiari hanno diritto:

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Crediti: foto di MichaelGaida su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons. Immagine di repertorio non collegata agli argomenti trattati nell’articolo.

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