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Risarcimento danno non patrimoniale ed esistenziale per esposizione ad amianto. La Cassazione respinge il ricorso contro Nuovo Pignone

La Cassazione ha respinto il ricorso di tre operai siderurgici del Nuovo Pignone SPA (GE Energy Oil and Gas) contro la sentenza della Corte d’Appello di Genova che aveva negato il risarcimento per danno biologico, non patrimoniale ed esistenziale per esposizione ad amianto sul luogo di lavoro.

Il respingimento è arrivato con sentenza civile, sezione lavoro, n. 9295/2020, pubblicata in data 20 maggio.

La sentenza della Corte d’Appello nel 2016 aveva confermato la sentenza di primo grado, che aveva negato il diritto al risarcimento degli operai.

In particolare la Corte non aveva rilevato un nesso di causalità fra l’esposizione all’amianto e le lievi patologie di carattere respiratorio lamentate dai querelanti. Né aveva individuato circostanze di fatto che giustificassero il risarcimento di uno stress psicologico da timore.

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I motivi dei ricorrenti contro la decisione della Corte di Appello di Genova

Il ricorso degli operai del Nuovo Pignone esposti ad amianto era incentrato su due motivi:

  • Il negato diritto al risarcimento del danno non patrimoniale con l’esclusione della sussistenza del danno morale e/o esistenziale.
  • L’omessa considerazione della prova dell’esposizione all’amianto.

La Cassazione giudica infondate le motivazioni del ricorso in merito all’esposizione ad amianto al Nuovo Pignone

I Giudici della Corte di Cassazione analizzano congiuntamente i due motivi di ricorso presentati dai ricorrenti, in quanto intimamente connessi, giudicandoli infondati.

Per quanto concerne il nesso causale la Corte afferma subito che non possa essere dato se non un giudizio di legittimità e non di merito all’interpretazione dei giudici di secondo grado, interpretazione […] adeguatamente argomentata dalla Corte territoriale che, conseguentemente, sempre con idonea motivazione ha ritenuto insussistente la rilevanza causale dell’esposizione all’amianto, nulla omettendo con riguardo alla pronunzia richiesta.

Inoltre:

Nel caso di specie, neanche in via di allegazione si deduce che il giudice abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti o disposte ex officio al di fuori dei limiti legali, mentre appare evidente che parte ricorrente mira ad ottenere una diversa valutazione delle prove, non ammissibile in sede di legittimità.

Il diniego della risarcibilità del danno non patrimoniale per esposizione ad amianto

A fronte della richiesta dei ricorrenti della risarcibilità del danno morale di tipo soggettivo, anche in mancanza di danno biologico e non patrimoniale, la Cassazione fa riferimento alla recente giurisprudenza della Corte stessa, la quale esclude

[…] sia la tesi che identificava il danno non patrimoniale nella lesione stessa del diritto (danno – evento) sia quella costituita dalla affermazione che, nel caso di lesione di valori della persona il danno sarebbe in re ipsa, in quanto si è osservato che entrambe le posizioni avrebbero snaturato la funzione del risarcimento in quella di una pena privata per un comportamento lesivo.

Allo stesso modo, quanto al danno esistenziale, non può essere considerato in re ipsa, ma deve essere provato secondo la regola generale dell’art. 2697 c.c., dovendo consistere nel radicale cambiamento di vita, nell’alterazione della personalità e nello sconvolgimento dell’esistenza del soggetto.

Secondo la Corte di legittimità insomma non esistono i presupposti per un risarcimento, da un lato per il mancato riconoscimento di merito del danno biologico e del nesso di causalità con l’esposizione all’amianto, dall’altro perché in sede di appello non erano stati presentati elementi obiettivi sulla base dei quali risalire alla sofferenza e al cambiamento delle abitudini di vita derivati dalla consapevolezza della esposizione lavorativa ad agenti nocivi.

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Crediti immagine: foto di Gerd Altmann da Pixabay. Modificata (ritagliata). Concessa con la stessa licenza. Immagine di repertorio.

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