Premi “Invio” per andare al contenuto

Processo Pirelli per le morti da amianto: non ancora depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione in primo grado

A distanza di quasi due anni dalla sentenza di primo grado del Tribunale di Milano con la quale sono stati assolti 9 ex manager Pirelli dall’accusa di omicidio e lesioni colpose di 28 operai ammalatisi di malattie asbesto correlate, non risultano ancora depositate le motivazioni della sentenza.

È quanto denunciato dal Comitato per la Difesa della Salute sui Luoghi di Lavoro, nato per iniziativa di un gruppo di operai della Breda Fucine di Sesto S. Giovanni, da Medicina Democratica, dall’Associazione Italiana Esposti Amianto e dalle altre parti civili, in un esposto presentato al presidente del Tribunale di Milano e a quello della Quinta Sezione Penale.

I promotori, da sempre impegnati nella salvaguardia e tutela delle omissioni dei datori di lavoro per quanto riguarda le normative di igiene e sicurezza sul lavoro, sottolineano come questo ritardo metta a rischio lo svolgimento del processo, considerato che intanto i termini di prescrizione dei reati corrono (15 anni dal momento della morte per l’omicidio colposo).

Ancora, infatti né i familiari delle vittime dell’amianto né le parti civili hanno potuto impugnare la sentenza e ricorrere in Appello non essendo in grado di entrare nel merito delle motivazioni, che avrebbero dovuto essere depositate entro 90 giorni.

Processo Pirelli: la sentenza di assoluzione del Tribunale di Milano del 19 dicembre 2016

Il 19 dicembre del 2016 il Tribunale di Milano ha assolto con formula piena i 9 ex manager di Pirelli imputati dal Pubblico Ministero dell’omicidio colposo di 24 ex operai. Questi, secondo l’accusa, sarebbero stati colpevolmente esposti alle fibre d’amianto durante le lavorazioni della gomma in azienda fra gli anni ’70 e ’80.

Gli operai si erano in seguito ammalati, dopo il 2000, di malattie quali il mesotelioma pleurico, il cancro al polmone e di altre patologie asbesto correlate.

Si tratta della sentenza di primo grado del cosiddetto processo Pirelli-bis che fa seguito a un primo processo del 2015 la cui sentenza d’appello assolutoria era arrivata solo un mese prima, nel novembre 2016, con la formula “per non aver commesso il fatto”.

Per l’accusa i manager non avevano rispettato le norme per quanto riguarda l’adozione di dispositivi e tutele di sicurezza né avevano correttamente informato i lavoratori del rischio cui erano esposti sul luogo di lavoro.

Ma anche in questo caso il Tribunale ha assolto gli imputati o “perché il fatto non sussiste” o per “per non aver commesso il fatto”.

Altri articoli collegati

 

Crediti: foto di WilliamCho su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons. Immagine di repertorio.

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *