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Inizia il processo di Appello per le morti da amianto alla Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano

È iniziato il 19 dicembre il processo di Appello per le morti da amianto fra gli ex dipendenti della Breda Termomeccanica/Ansaldo di Milano.

A giudizio ex dirigenti dell’azienda accusati dell’omicidio colposo di 12 lavoratori deceduti a causa del mesotelioma pleurico, la gravissima neoplasia causata dall’inalazione delle fibre di amianto.

In primo grado, sempre a Milano, presso la sezione penale del Tribunale, gli imputati erano stati assolti con la formula “per non aver commesso il fatto” o “perché il fatto non sussiste”.

L’assoluzione era arrivata nonostante le numerose testimonianze ascoltate durante il dibattimento nelle quali si confermava la presenza di amianto sul luogo di lavoro.

Fra le associazioni che si sono costituite parte civile ci sono il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro nel territorio, istituito da un gruppo di operai della Breda Fucine di Sesto S. Giovanni e che ha fra gli associati molti familiari degli operai deceduti per malattie da amianto, l’Associazione Italiana Esposti Amianto e Medicina Democratica. Movimento di lotta per la salute.

La sentenza di assoluzione in primo grado per i manager della Breda Termomeccanica/Ansaldo accusati per le morti da amianto

Era arrivata nel giugno del 2017 la sentenza di assoluzione per gli otto ex manager accusati dell’omicidio colposo dei lavoratori deceduti per mesotelioma pleurico.

Secondo l’accusa gli operai sarebbero stati esposti  all’amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca negli anni fra il 1970 ed il 1985.

In quegli anni si collocherebbe l’inizio di quel processo che ha portato, nel caso del mesotelioma pleurico, alla formazione del tumore anche a distanza di oltre 40 anni.

Le pene richieste oscillavano dai 2 ai 4 anni ed 11 mesi perché, secondo quanto sostenuto dall’accusa, i manager sarebbero stati consapevoli del rischio fatto correre ai lavoratori.

Tuttavia il Tribunale non ha accolto la richiesta di condanna, assolvendo gli imputati per non aver commesso il fatto” o “perché il fatto non sussiste”.

Le motivazioni della sentenza di assoluzione

Nelle motivazioni della sentenza i Tribunale ha ritenuto non dimostrato il nesso di causa fra esposizione ad amianto negli stabilimenti e l’insorgenza delle neoplasie.

Non sarebbe esistita infatti una “legge scientifica”, date le molteplici variabili soggettive, come per esempio il fumo di sigaretta, e ambientali che avrebbero potuto costituire cause alternative all’esposizione quanto all’origine della malattia.

Difficilissimo inoltre stabilire il momento dell’induzione della patologia, cioè quando l’inalazione delle fibre avrebbe innescato il processo cancerogeno.

Si tratta infatti di una evidenza necessaria ad individuare quali persone siano state penalmente responsabili delle mancate misure di sicurezza.

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Crediti immagine: foto di Conte di Cavour, concessa con licenza CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons. Modificata (Ritagliata). Concessa con la stessa licenza.

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