Premi “Invio” per andare al contenuto

Processi penali per le morti e lesioni da amianto: la prescrizione assolve gli imputati

Di pochi giorni alcune sentenze, per la gran parte di assoluzione, per processi penali legati a morti e lesioni nei confronti di lavoratori esposti ad amianto sul luogo di lavoro:

Per quanto riguarda le prime due sentenze i termini di prescrizione dei reati hanno giocato un ruolo fondamentale nell’assoluzione degli imputati.

Il dibattito sulla prescrizione e i termini della attuale Legge ex Cirielli

In merito alla prescrizione ha suscitato un acceso dibattito l’indirizzo corrente della giurisprudenza penale.

Questo è stato sancito da una sentenza della Cassazione Penale del 19 luglio scorso, che potrebbe avere ripercussioni in merito ai processi penali riguardanti i danni alla salute di origine professionale dovuti all’inalazione di sostanze nocive.

Di fatto questo indirizzo conferma anche per il futuro prescrizioni brevi per chi si sia reso colpevole dell’insorgere di tumori o malattie professionali sul luogo di lavoro per omesse tutele di sicurezza dei lavoratori.

La questione nasce da una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione Penale, espressa in una udienza del 19 luglio 2018, le cui motivazioni sono state depositate in data 24 settembre (sentenza n. 40986).

La sentenza riguarda la decisione su quale sia la legge applicabile nel caso in cui, nel periodo compreso fra il fatto doloso e la sua conseguenza, entri in vigore una legge più sfavorevole.

Riguarda dunque esattamente il caso delle malattie asbesto-correlate e in generale quelle da inalazione di sostanze nocive, per le quali sovente intercorre un considerevole lasso di tempo fra evento doloso e insorgere della malattia.

La Consulta ha indicato la soluzione: deve trovare applicazione il trattamento sanzionatorio vigente al momento della condotta.

Per gli imputati dei danni da malattie asbesto-correlate (e di altre sostanze nocive) dunque, vale e varrà nel futuro l’accorciamento dei termini di prescrizioni previsti dalla cosiddetta Legge ex Cirielli (Legge 5 dicembre 2005, n. 251) o i termini precedenti, comunque a partire dalla condotta, in gran parte dei casi determinando reati già prescritti.

La Legge ex Cirielli ha equiparato la prescrizione al massimo della pena edittale prevista per il reato, di fatto quasi dimezzando i precedenti termini di prescrizione.

Per questi processi dunque, se al momento vale la Legge ex Cirielli, assai favorevole per gli imputati,  neppure la revisione al momento dibattutissima della Legge sui termini di prescrizione rischia di avere effetto.

La legge applicata dovrà infatti essere ancora una Legge che è più favorevole per gli eventuali condannati.

La Sentenza sulle morti da amianto in Fincantieri Palermo

Tutti assolti gli ex dirigenti di Fincantieri Palermo imputati nel processo penale per le lesioni per esposizione ad amianto di 9 operai ammalatisi di asbestosi.

Il processo di primo grado infatti è durato 10 anni mentre la prescrizione per questo tipo di reati, secondo la Legge ex Cirielli, si prescrive in 7 anni e mezzo. Il Tribunale di Palermo ha dunque assolto gli imputati per i reati loro ascritti.

Sono arrivate invece le condanne, per gli stessi ex dirigenti, per la morte di altri 10 operai per i quali è stato dimostrato il nesso causale fra esposizione ad asbesto sul luogo di lavoro e l’insorgenza delle malattie che ne hanno provocato la morte.

Il Tribunale, durante il dibattimento, ha dunque accertato come gli imputati avrebbero omesso di adottare le dovute tutele per la salvaguardia della salute dei dipendenti.

Il risarcimento del danno ai familiari delle vittime dovrà essere valutato in sede civile.

Si tratta della prima di altre sentenze. Altri sei procedimenti sulle morti per mesotelioma pleurico e malattie asbesto-correlate nei cantieri navali sono infatti ancora in corso.

La Sentenza sulle morti da amianto alla SKF di Airasca

È stata di assoluzione anche la sentenza per i quattro imputati nel processo penale per la morte di due operai della SKF di Airasca (Torino), azienda che produce cuscinetti a sfera per montaggio sul mozzo ruota delle automobili, mozzo ruota camion, nonché in ambito agricolo.

Gli operai erano deceduti, secondo l’accusa, di malattie connesse all’esposizione all’asbesto all’interno della fabbrica.

La Giudice torinese I. I. ha però concesso agli imputati le attenuanti generiche ed i reati sono caduti in prescrizione.

Anche in questo caso il Giudice ha ritenuto, secondo quanto sottolineato dalla Cassazione nella Sentenza n. 40986, che rilevante ai fini dell’applicazione delle pene sia non la data di decesso dei lavoratori, ma il periodo temporale in cui questi siano stati esposti alle sostanze nocive che abbiano provocato le malattie.

La Sentenza sulle morti e lesioni da amianto in ATM – Azienda Trasporti Milanesi

Assolto infine un ex dirigente di ATM, l’Azienda dei Trasporti Milanesi, imputato nel processo penale per la morte di sei operai e le lesioni di altri due fra il 2009 ed il 2015, provocate, secondo l’accusa, da esposizione ad asbesto durante le lavorazioni nei tunnel della metropolitana di Milano e nei locali notturni di ricovero dei mezzi di superficie.

L’assoluzione, diversamente che per gli altri casi di prescrizione, è stata in questo caso con formula piena, poiché il fatto non sussiste.

In particolare l’accusa aveva contestato la mancanza di adeguati sistemi di ventilazione e aspirazione nonché la mancata messa in sicurezza delle coperture degli hangar in eternit.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate in 90 giorni.

La Sentenza n. 40986 delle Sezioni Unite della Cassazione Penale

La Sentenza n. 40986 delle Sezioni Unite della Cassazione Penale ha origine da una ordinanza, la n. 21286 del 5 aprile 2018, rimessa alle Sezioni Unite stesse in merito al ricorso di un imputato avverso ad una sentenza del Tribunale di Prato.

Il Tribunale di Prato aveva infatti condannato lo stesso in merito all’investimento di una persona, a pochi mesi di distanza deceduta, su un attraversamento pedonale.

L’investimento era avvenuto in gennaio, mentre la morte dell’investito era sopraggiunta nell’agosto dello stesso anno.

L’imputato era stato condannato ad un anno di reclusione in relazione al reato di cui all’art. 589-bis del Codice Penale, introdotto a distanza di due mesi  dall’investimento con la Legge n. 41 del 23 marzo 2016: “Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274” (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24 marzo 2016, n. 70).

L’ordinanza poneva alla Consulta il quesito:

se, a fronte di una condotta interamente posta in essere sotto il vigore di una legge penale più favorevole e di un evento intervenuto nella vigenza di una legge penale più sfavorevole, debba trovare applicazioni il trattamento sanzionatorio vigente al momento della condotta ovvero quello vigente al momento dell’evento.

A questo ha risposta la stessa Consulta, in data 19 luglio, con la sentenza n. 40986:

in tema di successione di leggi penali, a fronte di una condotta interamente posta in essere sotto il vigore di una legge penale più favorevole e di un evento intervenuto nella vigenza di una legge penale più sfavorevole, deve trovare applicazione la legge vigente al momento della condotta.

Altri articoli d’interesse

Altri articoli relativi a casi giudiziari nei cantieri navali e nei trasporti:

 

Crediti: foto di Mikali su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons.

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *