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Prosegue il procedimento a carico degli ex Manager della Raffineria di Gela per le malattie da amianto

Sono quasi ventina fra ex manager e tecnici dello stabilimento Enichem/Eni della Raffineria di Gela, ma anche dell’aziende dell’indotto, ad essere stati chiamati in giudizio per l’esposizione ad amianto di decine di operai degli stabilimenti.

I lavoratori avrebbero in seguito sviluppato malattie asbesto-correlate (placche pleuriche, asbestosi ed un possibile caso di mesotelioma).

Lo stabilimento si inserisce nel contesto del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Gela, oggetto di un decreto di perimetrazione che ha segnalato, nell’ambito del Comune, la presenza di impianti chimici e petrolchimici, della raffineria e di discariche di rifiuti.

L’inchiesta sull’esposizione ad amianto alla Raffineria di Gela

L’inchiesta, già partita da qualche anno, ha visto succedersi le testimonianze di alcuni degli ammalati. Si tratta di lavoratori venuti a contatto non solo con l’amianto, ma anche con altre sostanze chimiche potenzialmente nocive, quali l’etilene.

Gli operai, come riportato da un testimone, sarebbero stati adibiti alle lavorazioni pericolose muniti di soli scarponi, elmetto e guanti. Non si sarebbero cioè adottati specifici ed adeguati dispositivi di protezione individuale, almeno fino al 1992, anno di entrata in vigore della Legge 257 che ha messo al bando l’asbesto nei comparti produttivi.

Anche un perito del Tribunale, durante le udienze, ha indicato nell’esposizione professionale all’amianto la causa delle malattie asbesto-correlate riportate nelle cartelle cliniche degli operai.

Intanto, la recente testimonianza di un pneumologo ha sottolineato come alcuni lavoratori presentino non solo placche pleuriche ma anche asbestosi e che un caso potrebbe avere una possibile evoluzione in mesotelioma pleurico.

I luoghi contaminati

Fusti di rifiuti erano stati ritrovati nella fabbrica Eni di Contrada Piana del Signore, all’isola 15.

Il dibattimento si è in seguito concentrato sulla pericolosità della vasca 4 dell’impianto, usata come deposito di rifiuti pericolosi. Questa, secondo i lavoratori, causa il deterioramento della copertura, avrebbe aero-disperso nel sito le pericolosissime fibre di amianto.

I legali degli accusati hanno però respingono ogni addebito, sostenendo che i loro assistiti avrebbero adempiuto a tutti gli obblighi di sicurezza.

Il Sito di Interesse Nazionale di Gela

I Siti di Interesse Nazionale sono stati istituiti dal Decreto Legislativo 22 del 1997, il cosiddetto Decreto Ronchi; e poi ulteriormente definiti con decreto ministeriale 471/1999 e Decreto 152/2006.

Si tratta di aree contaminate che lo Stato ha individuato come oggetto di necessari interventi di monitoraggio e bonifica.

I parametri di individuazione di tali siti, e le conseguenti azioni di bonifica, sono stati definiti

in relazione alle caratteristiche del sito, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini sanitari ed ecologici nonché di pregiudizio per i beni culturali e ambientali. (art. 252, comma 1 del D. Lgs. 152/2006.)

Dati sulle malattie nel SIN di Gela. Le malattie da amianto hanno forte impronta occupazionale.

Il sito di Gela è stato importante ed attivo fino ad almeno gli inizi del 2000 per la presenza di impianti chimici, petrolchimici e di raffinazione del petrolio (Raffineria di Gela).
Già alcuni studi hanno rivelato nel sito un eccesso di mortalità per tumori delle stomaco e del colon fra il 1990 ed il 1994 e per tumori polmonari fra il 1995 ed il 2002.

Fra il 2000 ed il 2011 i dati ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi) hanno registrato un eccesso significativo di incidenza del mesotelioma fra gli uomini (alcuni nel comparto produttivo della raffinazione del petrolio), causati da esposizione ad amianto.

Tali dati sono stati confermati per il periodo 2010-2014. INAIL ha registrato infatti eccessi statisticamente rilevanti di incidenza nel SIN, rispetto alla macro-area di riferimento (Sud e Isole), per:

  • tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici. Classe ICD-X: C30-C39;
  • malattie della pleura: 19.2% nel SIN rispetto al 3.9% nella macroarea. Classe ICD-X: J90-J94;
  • malattie croniche delle basse vie respiratorie: 9.6% nel SIN rispetto al 1.8% nella macroarea. Classe ICD-X: J40-J47;
  • malattie polmonari da agenti esterni: 7.5% nel SIN rispetto al 5% nella macroarea. Classe ICD-X: J60-J70.

Pur in assenza di un dato rilevante nell’ultimo lasso temporale di analisi per quanto riguarda il mesotelioma maligno (2010-2014), è tuttavia evidente l’incidenza ancora importante nel sito dell’esposizione all’amianto quale causa di patologie neoplastiche e non delle vie respiratorie.

Forte è infatti la componente occupazionale di quest’ultime patologie che ha riguardato soprattutto i settori della raffinazione del petrolio, dell’industria metalmeccanica e delle costruzioni.

Fonti e Rassegna Stampa

Per notizie relative alle udienze per gli imputati della Raffineria di Gela si veda l’articolo di dbamianto.it, a cura di Red, che riporta una esaustiva rassegna stampa degli articoli pubblicati in merito su quotidianodigela.it.

Per quanto riguarda il SIN di Gela si veda la pubblicazione Le malattie professionali nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN) a cura del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’INAIL, 2019, di cui si citano i dati.

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Crediti immagine: foto di Civa61, concessa con licenza CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons. Modificata (ritagliata) e ridistribuita con la stessa licenza.

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