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Petrolchimico Montedison di Mantova: assolti gli imputati per i decessi da amianto

La Corte di Appello di Brescia ha assolto gli ex dirigenti della Montedison imputati per l’omicidio e le lesioni colpose di 74 ex dipendenti del Petrolchimico di Mantova esposti all’amianto.

Nel 2014, in primo grado, il Tribunale di Mantova aveva ritenuto colpevoli 10 dei 12 imputati con condanne dai 2 ai 10 anni per la mancata predisposizione delle adeguate misure di sicurezza. Misure che avrebbero prevenuto l’esposizione dei lavoratori alla fibra killer nello stabilimento.

Le esposizioni sarebbero avvenute fra il 1970 ed il 1989, prima dunque dell’entrata in vigore della Legge 257, che ha bandito l’utilizzo dell’amianto in Italia.

La decisione della Corte d’Appello di Brescia in merito alle morti per esposizione ad amianto nel Petrolchimico della Montedison

Secondo la Corte bresciana “il fatto non sussiste” poiché sarebbe impossibile dimostrare il momento esatto in cui la malattia sarebbe insorta ovvero quando sarebbe stata causata da una specifica esposizione.

Non si nega dunque che siano state le esposizioni all’amianto nel contesto lavorativo della Montedison e le omissioni delle misure di sicurezza da parte dei dirigenti ad aver innescato la malattia.

Si afferma però che non è possibile stabilire quando e sotto la responsabilità di chi ciò sia avvenuto al di là di ogni ragionevole dubbio.

Com’è noto infatti il tumore del polmone ed il mesotelioma pleurico sono neoplasie a lunga latenza, legate all’esposizione all’asbesto, che possono insorgere negli esposti anche a distanza di quasi 50 anni.

La storia del processo del Petrolchimico Montedison di Mantova

Iniziato nel 2010 il processo per le morti da amianto al polo Petrolchimico di Mantova ha avuto un iter complesso.

Alla condanna in primo grado per 10 dei 12 dirigenti imputati nel 2014 era seguito l’Appello presso la Corte d’Appello di Brescia.

La Corte aveva ridotto le pene per gli imputati e dichiarato prescritto l’omicidio colposo per il solo caso di leucemia fra le 74 parti lese.

Infine era arrivato il giudizio della Cassazione che aveva riformato la sentenza rinviandola nuovamente alla Corte bresciana per una corretta valutazione del danno e dei risarcimenti. La Corte avrebbe dovuto valutare nuovamente la condotta degli imputati e il nesso di causalità fra esposizione e patologie.

L’assoluzione di pochi giorni fa, da parte della Corte d’Appello di Brescia, ha scatenato l’ira della parti civili, le quali che annunciano che ricorreranno ancora alla Cassazione una volta che verranno pubblicate le motivazioni della sentenza.

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Crediti immagine: foto di Gerhard Gellinger da Pixabay. Modificata (ritagliata). Concessa con licenza Creative Commons. Riconcessa con la stessa licenza.

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