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La pericolosità delle polveri di legno duro nelle malattie professionali

Le polveri di legno duro sono fra le sostanze nocive l’esposizione alle quali può causare l’insorgenza di alcune forme tumorali.

Le polveri di legno possono infatti venire inalate per via aerea e causare diverse neoplasie.

Le patologie tumorali riconosciute dall’INAIL in Lista I, cioè fra le malattie ad alta probabilità di origine lavorativa, nel Gruppo 6, ovvero fra i tumori professionali, sono relative alle neoplasie nasali:

  • il tumore delle cavità nasali. Codice identificativo I.6.25. C30.0;
  • il tumore del nasofaringe. Codice identificativo I.6.25. C11;
  • il tumore dei seni paranasali. Codice identificativo I.6.25. C31.

Si tratta di tumori rari, che nella popolazione normale si attestano su circa un caso ogni 100.000 abitanti.

Tuttavia nelle categorie di lavoratori del comparto del legno è stato stimato che il rischio sia fra le 5 e le 10 volte superiore.

Polveri di legno duro e tenero: quali sono pericolose per la salute?

Le poveri di legno possono essere dure o tenere. Il rischio cancerogeno è in letteratura solitamente associato alla sola esposizione alle polveri di legno duro.

Già lo IARC, in due monografie, rispettivamente del 1995 (Wood Dust and Formaldehyde) e del 2012 (Wood Dust), ha indicato le polveri del legno duro fra le sostanze possibilmente cancerogene, oltre certe soglie, per la salute umana.

Le polveri di legno duro sono quelle provenienti da legname appartenente ad alberi della famiglia delle latifoglie o angiosperme. Queste presentano una maggiore compattezza rispetto al legname della famiglia delle conifere (legno tenero).

I motivi della cancerogenicità delle polveri di legno duro sono ancora dibattute. Le sostanze chimiche trasportate e/o contenute nelle diverse tipologie di legno potrebbero costituire un fattore nello sviluppo delle neoplasie, insieme ai processi infiammatori innescati dalle fibre inalate.

La dimensione estremamente ridotta delle polveri di legno certamente costituisce un rischio.

Il diametro delle polveri di legno generato nelle lavorazioni meccaniche può infatti essere compreso fra i 10 ed i 30 millesimi di millimetro.

Polveri così sottili sono potenzialmente dannose prima di tutto per la facilità di aerodispersione, inalazione e penetrazione nei tessuti del personale esposto. Il rischio cancerogeno è infatti relativo alla frazione inalabile delle polveri aerodisperse.

La misura assai microscopica consente inoltre a tali agenti di agire a livello cellulare, attraverso meccanismi meccanici, allergici e tossici che possono compromettere l’organismo.

Altri fattori di rischio nell’esposizione a polveri di legno

È anche da considerare il fatto che spesso l’esposizione a polveri di legno può essere associata all’esposizione a formaldeide, sostanza chimica assai utilizzata nel settore della falegnameria per

  • la fabbricazione di legno multistrato, lamellare, truciolato, compensato;
  • produzione di mobili e arredamenti;
  • restauro e riparazione di mobili e infissi in legno;
  • verniciatura di arredi e pavimenti in legno.

Possibile anche l’esposizione all’amianto, fibra un tempo utilizzato nell’industria del legno e del sughero per la produzione di compensati e pannelli.

Le malattie causate dall’esposizione a polveri di legno duro

L’inalazione di polveri di legno duro è riconosciuta come una delle possibili cause dell’insorgenza di alcune neoplasie a carico delle vie respiratorie.

In particolare, le polveri di legno duro, sono ritenute responsabili dello svilupparsi di tumori delle cavità nasali, del nasofaringe, del carcinoma dell’etmoide e dei seni paranasali; patologie riconosciute dall’INAIL fra i tumori ad elevata probabilità di origine professionale.

Tuttavia anche altre patologie sono associate all’esposizione a polveri di legno duro:

  • alveolite allergica;
  • asma bronchiale;
  • bronchite cronica;
  • broncopneumopatia cronica ostruttiva;
  • dermatite da contatto;
  • faringite;
  • irritazione oculare;
  • laringite;
  • ODTS: sindrome tossica da polveri organiche;
  • rinite acuta e cronica;
  • sinusite acuta e cronica;
  • tracheite.

Le professioni a rischio esposizione a polveri di legno duro

Le professioni che possono esporre i lavoratori alla polvere di legno duro sono principalmente quelle relative al comparto della produzione e lavorazione del legname. In particolare:

  • la lavorazione del legno: decorticamento legnami, segherie, falegnameria e carpenteria (segatura, levigatura, piallatura, profilatura, carteggiatura, spolvero, assemblaggio);
  • la fabbricazione e riparazione di mobili, scaffalature e altri manufatti in legno.

La legislazione italiana sulle polveri di legno duro

Il Decreto Legislativo n. 81 del 2008, all’art. 234, classifica le polveri di legno duro fra gli agenti cancerogeni.

Sono considerate agenti cancerogeni le sostanze riportate nell’allegato XLII allo stesso documento.

I valori limite di esposizione professionale per le polveri di legno duro sono fissate dallo stesso Decreto, nell’allegato XLIII, nella misura di 5mg per metro cubo in riferimento ad un periodo lavorativo di 8 ore.

Tuttavia, in paesi quali Germania e Francia, il valore limite è stato fissato rispettivamente a 3mg e 1mg per metro cubo. Il consenso infatti sul livello di pericolosità delle polveri è ancora dibattuto e la letteratura scientifica ritiene che un valore pari anche a 5mg possa costituire un pericolo.

Il NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) raccomanda per le polveri di legno duro un RELs (Recommended Exposure Levels) pari di 1 mg/m3.

I doveri del datore di lavoro nella prevenzione del rischio

È dovere del datore di lavoro, secondo quanto stabilito dagli articoli 17 e 236 del Decreto Legislativo n. 81 del 2008 “la valutazione di tutti i rischi”, secondo le specifiche dettate dall’art. 28, e la conseguente elaborazione di un documento di valutazione dei rischi da conservarsi presso l’unità produttiva.

Al datore di lavoro spetta anche (art. 17) “la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi” nonché di adempiere agli obblighi previsti dall’art. 18 del Decreto; fra i principali:

  • nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria […];
  • fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale […];
  • prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
  • richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti […].

I diritti del lavoratore che contragga malattia professionale per esposizione a polveri di legno duro

Qualora un lavoratore contragga malattia professionale in conseguenza del fatto che il datore di lavoro non abbia adempiuto alle corrette e dovute misure di sicurezza è possibile ottenere un risarcimento in via giudiziale o stragiudiziale.

Il lavoratore ha inoltre diritto al riconoscimento di malattia professionale da parte dell’INAIL, che ne valuterà il grado di invalidità conseguente alla malattia professionale.

Qualora l’invalidità riconosciuta sia maggiore o uguale al 16% il lavoratore ha diritto alla rendita INAIL, un vitalizio che ripaga, oltre al danno biologico, il danno patrimoniale, ovvero la capacità del lavoratore di produrre ancora reddito.

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Crediti: foto di Ippicture su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons. Immagine di repertorio.

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