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Individuati nuovi marcatori per la diagnosi e la prognosi del mesotelioma pleurico

I ricercatori dell’Università di Torino hanno scoperto come alcune caratteristiche delle cellule immunitarie che infiltrano il tessuto tumorale negli ammalati di mesotelioma pleurico possano costituire un aiuto per una più precisa diagnosi e una migliore prognosi della neoplasia.

L’articolo, dal titolo Potential Diagnostic and Prognostic Role of Microenvironment in Malignant Pleural Mesothelioma, è stato pubblicato sulla rivista Journal of Thoracic Oncology.

Lo studio dei ricercatori dell’Università di Torino

La ricerca è stata condotta analizzando il liquido pleurico ed i campioni di biopsia pleurica, ottenuti con toracoscopia, utilizzati per la diagnosi di mesotelioma pleurico, pleurite o altre patologie su 275 pazienti con evidenza clinica di versamento pleurico.

I fenotipi e le caratteristiche delle cellule del sistema immunitario sono state analizzate ed investigate per mezzo di citoflourimetria a flusso multiparametrica, correlando poi tali parametri con il decorso della malattia.

I risultati dello studio dei ricercatori dell’Università di Torino

Attraverso tali analisi i ricercatori sono riusciti a ‘isolare’ differenti caratteristiche delle cellule del sistema immunitario. Le differenze riguardavano le cellule immunitarie infiltranti rispettivamente il mesotelioma pleurico, la pleurite e altre metastasi pleuriche, dipendenti da altre malattie neoplastiche.

I ricercatori notano nello studio come le informazioni su queste diverse caratteristiche non vogliano sostituire i metodi diagnostici classici. Esse possono tuttavia essere utili come complemento alla diagnosi.

Inoltre, potrebbero rivelarsi utilissime per aver un quadro più preciso della prognosi, dell’evoluzione della malattia e di possibili azioni cliniche da intraprendere.

I ricercatori hanno infatti dimostrato, pur su un campione certamente non esaustivo, come siano fattori caratterizzanti il mesotelioma una bassa presenza percentuale di linfociti tumorali da una parte (detti CD8+ T) e un’alta presenza percentuale di linfociti T regolatori (Treg) dall’altra.

Queste ultime cellule hanno solitamente la funzione di inibire la risposta immunitaria, per evitare che essa sia diretta contro l’organismo.

Nuove strategie terapeutiche potrebbero nascere proprio da questa acquisita conoscenza del fenotipo cellulare.

La risposta immunitaria potrebbe infatti essere migliorata a seconda dei casi rafforzando la componente antitumorale di queste cellule o al contrario depotenziando quella inibente.

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Crediti: foto di PublicDomainPictures su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons.

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