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Mesotelioma professionale di un lavoratore presso le Officine Grandi Riparazioni di Foggia: la Corte d’Appello di Roma conferma il diritto al risarcimento

La Corte di Appello di Roma ha confermato la condanna dell’azienda delle Ferrovie per la morte di un ferroviere foggiano, avvenuta nel 2009 all’età di 68 anni, dovuta allo sviluppo di un mesotelioma epitelioide causato dall’esposizione all’amianto.

Il verdetto segna un importante precedente poiché basato su fatti accertati relativi a un lasso di tempo di soli tre anni durante i quali il lavoratore sarebbe stato esposto al materiale cancerogeno.

Sarebbe insomma una conferma che non esisterebbe una soglia minima al di sotto della quale si annulli il rischio amianto e che anche un’esposizione breve può causare patologie correlate.

L’esposizione di origine professionale del lavoratore

Il dipendente, impiegato presso le Officine Grandi Riparazioni di Foggia dal 1969 al 1971, svolgeva mansioni di operaio qualificato “aggiustatore meccanico”. Durante il suo servizio, ha lavorato alla manutenzione dei rotabili ferroviari e altri compiti correlati, esponendosi direttamente e indirettamente alle fibre di amianto.

Nonostante fossero disponibili dispositivi di protezione sin dagli anni quaranta, come mascherine e tute protettive, i locali erano privi di adeguata aerazione e le misure di sicurezza non sarebbero state adottate. L’uso di soffiatori per rimuovere la polvere avrebbe contribuito a disperdere ulteriormente le fibre nell’aria.

Nel 2006, l’operaio ha avuto un versamento pleurico e nel 2009 è deceduto a causa della malattia, lasciando moglie e figli.

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Inail ha riconosciuto l’origine professionale della malattia e ha concesso la rendita ai superstiti.

La famiglia dell’uomo ha poi presentato istanza al Tribunale di Roma per ottenere il risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali. Nonostante le precedenti condanne delle Ferrovie per casi simili, l’azienda ha contestato la pretesa e la sentenza di primo grado favorevole ai familiari, sostenendo di essere diventata consapevole della pericolosità dell’amianto solo a partire dagli anni settanta.

La giudice del Tribunale di Roma ha respinto le tesi dell’azienda basandosi su una vasta letteratura medico-scientifica e sulla scorta delle risultanze della consulenza del CTU nominato dal Tribunale ed ha infine quantificato il danno biologico subito dal lavoratore e spettante alla famiglia in 200mila euro, come già riconosciuto in primo grado.

La Corte d’Appello di Roma ha dunque confermato la condanna anche in secondo grado.

Secondo i dati del VII Rapporto ReNaM le Officine Grandi Riparazioni della Ferrovie sono state teatro di numerosi casi di mesotelioma e altre malattie legate all’amianto. Il settore dei rotabili ferroviari è stato incluso tra quelli con il maggior numero di casi di mesotelioma.

Fonti e rassegna stampa

La notizia è stata diffusa da numerosi portali di notizie online. Per un approfondimento si leggano in particolare l’articolo della redazione di immediato.net e della redazione di Foggia Today entrambi del 21 marzo 2024.

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Crediti immagine di copertina: foto di Karolina Grabowska da Pexels. Modificata (ritagliata, degradata e ridimensionata). Concessa con licenza originaria Pexels. Immagine di repertorio.

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