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Morì di Mesotelioma Pleurico per esposizione all’amianto all’ex Italsider. La Cassazione conferma il Risarcimento

La Cassazione, con sentenza Sezione Lavoro n. 15761 del 2019, pubblicata in data 12 giugno 2019, ha respinto il ricorso di Fintecna SPA, all’epoca dei fatti Italsider SPA, contro la condanna della Corte di Appello di Genova del 2014 al risarcimento dei familiari di un lavoratore deceduto a causa di mesotelioma pleurico per esposizione ad amianto.

L’iter processuale relativo al caso dell’operaio deceduto per mesotelioma pleurico all’ex Italsider

L’ex dipendente Italsider era deceduto nel 2011, a causa di un mesotelioma pleurico, di cui si presumeva l’origine professionale, visto anche la certificazione di malattia professionale da parte dell’INAIL.

I familiari portavano l’azienda in giudizio di fronte al Tribunale Civile di Genova per il riconoscimento del danno non patrimoniale, da cui dedurre quanto già ottenuto da INAIL, nonché dei danni subiti iure proprio per la perdita parentale.

Il Tribunale di Genova riteneva provata la responsabilità di Fintecna SPA quanto alla colpevole esposizione del dipendente alle fibre di amianto.

Condannava così l’azienda al pagamento di poco più di 160.000 euro quale danno differenziale e 200.000 cadauno ai tre superstiti (la moglie ed i tre figli) per la perdita parentale.

La sentenza della Corte di Appello di Genova sul caso del lavoratore della ex Italsider deceduto per mesotelioma pleurico

Con sentenza n. 131 del 2014 la Corte di Appello di Genova aveva confermato il risarcimento per la famiglia.

La Corte riconosceva la responsabilità del datore di lavoro ed il nesso di causalità fra esposizione alle polveri di amianto in azienda e l’insorgenza del mesotelioma pleurico che avrebbe provocato il decesso del lavoratore.

Il ricorso presentato dal datore di lavoro e le motivazioni addotte

Fintecna SPA presentava ricorso alla decisione della Corte territoriale sulla base di due motivi:

  • il decesso del dipendente avrebbe avuto eziologia multifattoriale, poiché prima di lavorare all’Italsider questi aveva svolto attività in proprio come manovale edile. Per questo motivo non sarebbe stato possibile stabilire la causa esatta ed il momento dell’induzione della malattia;
  • l’insussistenza del nesso causale fra omissione colposa delle tutele di sicurezza da parte dell’azienda e mesotelioma pleurico. Per i legali dell’azienda infatti sarebbero mancate la precisazione delle omesse misure di sicurezza e l’accertamento dei reali livelli di esposizione in azienda.

Il respingimento del ricorso dei legali della ex Italsider da parte della Cassazione e la conferma del risarcimento alla famiglia

Le motivazioni sono state respinte dalla Cassazione che ha evidenziato come

[…] in tema di responsabilità civile nella verifica del nesso causale vige, a differenza del processo penale ove vale il principio del meccanismo processuale del cd. “oltre ragionevole dubbio”, la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”, da verificarsi in virtù della cd. “probabilità logica” […].

Per la Corte di legittimità dunque la Corte di Appello ha correttamente valutato come più probabile sia stata l’esposizione del dipendente durante il periodo di lavoro all’Italsider, considerate le mansioni svolte ed il tempo di latenza della malattia, della possibile esposizione nel lavoro precedente.

Per quanto concerne invece il merito del giudizio di secondo grado sulla dimostrazione delle mancate tutele di sicurezza e l’accertamento dei livelli di esposizione, la Corte di Legittimità fa notare come appunto si tratti di giudizio di merito, che compete alla Corte territoriale, che ha accertato le responsabilità.

Tuttavia la Corte ha anche ribadito che la

responsabilità dell’imprenditore ex art. 2087 cc, pur non configurando una ipotesi di responsabilità oggettiva, non è circoscritta alla violazione di regole di esperienza o di regole tecniche preesistenti e collaudate, essendo volta a sanzionare […] l’omessa predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psico-fisica e la salute del luogo di lavoro, tenuto conto della concreta realtà aziendale e della sua maggiore o minore possibilità di venire a conoscenza e di indagare sull’esistenza di fattori di rischio in un determinato momento storico.

Le omesse tutele di sicurezza da parte del datore di lavoro

I giudici di Cassazione inoltre hanno infine in sentenza, ad avvalorare la tesi dell’omissione delle misure di sicurezza, alcuni fatti emersi durante i precedenti gradi di giudizio:

  • la pericolosità dell’amianto era ben nota all’epoca dei fatto. Già l’art. 21 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 1956 infatti citava l’asbesto come materiale pericoloso e possibile causa di mesotelioma;
  • le mascherine di protezione venivano usate saltuariamente dai lavoratori;
  • gli aspiratori montati sui forni movimentavano le fibre di amianto più che aspirarle;
  • i controlli radiologici cui erano sottoposti i pazienti non erano e non potevano essere preventivi, ma solo accertare una malattia ormai indotta.

Il risarcimento ai familiari

La sentenza dunque ha confermato il risarcimento alla famiglia per il decesso del lavoratore della ex Italsider.

Oltre al danno differenziale, di poco più di 160.000 euro, alla moglie ed ai due figli andranno 200.000 euro cadauno.

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Crediti Immagine: foto di Alessio Sbarbaro, concessa con licenza CC BY-SA 2.5, da via Wikimedia Commons. Immagine di repertorio di un altoforno dell’ex stabilimento Italsider di Cornigliano. Immagine di repertorio. Modificata (ritagliata). Riconcessa con la stessa licenza.

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