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Linfoma non-Hodgkin ed esposizione ad uranio impoverito. La Cassazione accoglie il ricorso dei familiari di un ex militare

La terza sezione civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 12963 pubblicata in data 13 maggio 2021, ha accolto il ricorso dei familiari di un ex militare, deceduto a causa di un linfoma non-Hodgkin contratto per presunta esposizione ad uranio impoverito durante il servizio.

Madre e fratello del militare contestavano la decisione della Corte di Appello di Napoli n. 1801 del 2021, che aveva rigettato, al pari del giudizio di primo grado, la richiesta di risarcimento nei confronti del Ministero della Difesa.

Le motivazioni dei familiari del militare in merito alla richiesta di risarcimento per linfoma non-Hodgkin causato da esposizione ad uranio impoverito

I familiari avevano addotto a sostegno della loro richiesta di risarcimento il fatto che il loro congiunto

  • volontario in forma breve in Bosnia era stato utilizzato in esperimenti tattici su territori n precedenza bombardati con proiettili all’uranio impoverito, venendo così esposto a radiazioni e nano-particelle del materiale, senza che fosse informato del pericolo o che gli venissero forniti dispositivi di protezione;
  • nel periodo trascorso a Codroipo (Udine), quale militare in forma di leva prolungata, era stato vicino a depositi, senza opportune protezioni;
  • già in Bosnia aveva accusato uno strano malessere, [e] aveva poi contratto, dopo le dimissioni avvenute nel novembre 2001, la patologia tumorale nota come “linfoma non Hodgkin”, ed era poi deceduto, a causa della stessa, in data 24 agosto 2003.

La sentenza della Corte d’Appello di Napoli nega la sussistenza del nesso causale fra esposizione ad uranio impoverito e linfoma non-Hodgkin

Tuttavia, la Corte d’Appello di Napoli sentenziò che nessun elemento univoco di prova fosse stato acquisito in ordine alla sussistenza del detto nesso causale.

Per la Corte, in particolare, rilevava il fatto che

  • le testimonianze erano de relato ed anche generiche e non avevano fornito alcun contributo idoneo a dimostrare la sussistenza del predetto nesso causale;
  • il Ministero della Difesa aveva rigettato l’istanza di attribuzione dei benefici spettanti ai familiari delle vittime del dovere di cui al d. P. R. n. 243 del 2006 con d. m. n. 4 del 4/6/2009 sulla scorta di due pareri negativi del Comitato di verifica per le cause di servizio del Ministero delle Finanze nello stesso anno che avrebbero superato un primo parere positivo, quanto al nesso causale, rilasciato nella delibera 738/2008 del 21/11/2008.

L’accoglimento del ricorso in Cassazione

Con un solo motivo sono ricorsi in Cassazione la madre ed il fratello del militare deceduto denunziando con riferimento all’art. 360, comma primo, num. 5, cod. proc. civ. – omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti.

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La Cassazione infatti, nell’accogliere il ricorso e la doglianza dei familiari, sottolinea come la Corte territoriale non abbia considerato, nell’esprimere il giudizio che

[…] gli appellanti avevano documentato la sopravvenienza (nel corso del medesimo giudizio di appello) di provvedimenti del Ministero della Difesa che, sulla scorta di nuove determinazioni in autotutela del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, erano giunti a conclusioni opposte a quelle inizialmente adottate, con i provvedimenti menzionati in sentenza che avevano indotto i giudici a quibus a negare l’esistenza di prova del nesso causale tra l’esposizione ad uranio impoverito e la morte del militare.

I provvedimenti oggetto di omesso esame da parte della Corte territoriale

In merito all’omesso esame della documentazione ex art. 360, comma primo, num. 5, cod. proc. civ. da parte della corte territoriale la Suprema Corte si riferisce in sentenza ai seguenti provvedimenti:

  • delibera del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, adottata nell’adunanza n. 116/2012 del 20 marzo 2012 che stabilisce come dai rapporti informativi risulta un’attività di servizio svolta in teatro operativo che può inquadrarsi nella previsione normativa delineata dal d.P.R. 243/2006 e dalla nuova legge 9/2011 […] e, pertanto revoca, in autotutela, le precedenti pronunce negative […] ed esprime parere di “SI dipendenza” da causa di servizio della patologia “Linfoma non Hodgkin, linfoblastico cellule T, determinante il decesso” […] ;
  • decreto n. 121 del 7 giugno 2012 con cui il Ministero della Difesa, sulla scorta della delibera del Comitato di Servizio di cui al punto precedente, ha concesso alla madre del militare deceduto le provvidenze di cui al d.P.R. 7 luglio 2006, n. 243: ovvero l’assegno vitalizio mensile e lo speciale assegno vitalizio mensile, precedentemente negato (benefici spettanti ai familiari delle vittime del dovere);
  • decreto n. 118 del 27 giugno 2012 con cui il Ministero, sulla base delle stesse premesse, concede alla madre del defunto soldato la speciale elargizione ex legibus n. 222 e n. 244 del 2007.

Su queste basi la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata rinviandola alla Corte d’Appello di Napoli in diversa composizione per un nuovo giudizio, non potendo

[…] dubitarsi della rilevanza e potenziale decisività di tali evenienze rispetto all’accertamento del nesso causale tra l’esposizione ad amianto impoverito e la morte del militare.

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Crediti immagine: foto di Pixabay da Pexels. Modificata (ritagliata e ridimensionata). Immagine di repertorio, non attinente a quanto riportato nell’articolo. Concessa in uso con licenza originaria.

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