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Leucemia mieloide acuta. Scoperti i meccanismi di recidiva

Novità dal mondo della ricerca sulle cure per la leucemia mieloide acuta (AML), una grave neoplasia del sangue che si origina nelle cellule staminali ematopoietiche del midollo osseo.

Due studi recentemente pubblicati su riviste internazionali, firmate dai ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, hanno svelato alcuni meccanismi che le cellule leucemiche mettono in atto per eludere la risposta del sistema immunitario dopo il trapianto di midollo.

Il trapianto di midollo infatti, successivo alla chemioterapia, è una delle opzioni terapeutiche più valide per ottenere una guarigione dalla leucemia mieloide acuta.

Tuttavia molti pazienti vanno incontro ad una recidiva, poiché queste cellule tumorali mettono in atto delle strategie per ‘ingannare’ le difese immunitarie, quale quella di trasformare il proprio DNA per somigliare alle cellule sane del midollo trapiantato.

In questi casi i ricercatori sanno che è necessario ricorrere ad un nuovo trapianto di midollo, proveniente da un altro donatore.

I nuovi studi

Due studi pubblicati in contemporanea (il 25 marzo) su Nature Medicine e Nature Communications hanno dimostrato che esistono anche altri meccanismi attraverso i quali le cellule tumorali, nella leucemia mieloide acuta, sfuggono al sistema immunitario.

Se da un lato infatti esse inibiscono l’espressione di alcune molecole sulla loro superficie, che le renderebbero riconoscibili al sistema immune (chiamate HLA, antigeni leucocitari umani); dall’altra sono addirittura in grado di danneggiarlo, compromettendone le funzioni, attraverso l’espressione di immunosoppressori che arrestano la risposta immunitaria e l’azione dei linfociti T (ovvero un tipo di globuli bianchi).

Le prospettive della prevenzione della recidiva nella leucemia mieloide acuta

La comprensione di tali meccanismi apre la strada a nuove prospettive nella cura delle recidive della leucemia mieloide acuta, poiché consente un approccio personalizzato alle terapia sulla base delle caratteristiche assunte dalle cellule neoplastiche negli ammalati.

L’utilizzo di farmaci immunosoppressori e immunoterapici potrebbe, caso per caso, essere assai efficace nell’affrontare tali recidive.

Nell’eventualità infatti di una carenza di molecole HLA presente sulle superfici delle cellule tumorali, i ricercatori suggeriscono che si potrebbe provocare uno stato infiammatorio indotto. Lo stato infiammatorio sarebbe capace di alzare i livelli di interferone, proteine ad azione anti-virale, consentendo così di migliorare l’espressione di tali molecole.

In questo modo il sistema immunitario potrebbe riconoscere nuovamente le cellule neoplastiche e impedire la recidiva.

Nel secondo caso invece, quello del ‘danneggiamento’ dell’azione dei linfociti T, quest’ultimi potrebbero essere riattivati attraverso la somministrazione di inibitori di checkpoint immunitari in grado di riattivarne l’attività.

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Crediti: foto di qimono su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons. Immagine di repertorio.

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