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Fibre sostitutive dell’amianto: rischi, utilizzi e nuove evidenze scientifiche

Ultimo aggiornamento di Redazione il

Negli ultimi decenni, dopo il bando dell’amianto in Italia, sono state introdotte fibre artificiali sostitutive come alternativa più sicura. Tuttavia, studi recenti evidenziano la necessità di cautela e ulteriori ricerche sui potenziali rischi per la salute.

Un recente rapporto INAIL intitolato “Utilizzo di fibre sostitutive dell’amianto di nuova generazione e tutela della salute nell’esposizione occupazionale: nuove evidenze da studi in vitro” approfondisce le caratteristiche delle fibre artificiali vetrose (FAV) e delle fibre policristalline (PCW), oggi utilizzate come sostituti dell’amianto, la cui produzione e impiego sono stati banditi in Italia dal 1992 a causa della sua comprovata nocività per la salute (pdf link).

Perché è stato vietato l’amianto

L’amianto è stato a lungo impiegato in edilizia e industria grazie alla sua resistenza al fuoco e di isolamento termico.

Tuttavia, l’inalazione delle sue fibre è causa di gravi malattie come asbestosi, mesotelioma e tumori polmonari.

Per questo motivo, in Italia il suo utilizzo è stato vietato con la Legge n. 257/1992.

Fibre sostitutive di nuova generazione

Per ridurre i rischi legati all’amianto, sono state sviluppate alcune fibre artificiali inorganiche:

  • FAV (Fibre Artificiali Vetrose): includono lane di vetro, roccia e scoria, ma anche le più recenti lane AES (Alkaline Earth Silicate) e lane HT (High Temperature), caratterizzate da maggiore biosolubilità e minore biopersistenza polmonare.
  • PCW (Fibre Policristalline): utilizzate ad alte temperature (oltre 1300°C), sono resistenti e impiegate in forni, convertitori catalitici e ambienti industriali aggressivi.

Classificazione e normativa

La WHO e la IARC distinguono le fibre in base a diametro, lunghezza e biopersistenza.

Le PCW sono classificate come “possibili cancerogeni” (Gruppo 2B), mentre per le AES e HT non ci sono evidenze di cancerogenicità.

In Europa, le fibre AES con alto contenuto di ossidi alcalini sono esonerate dalla classificazione come cancerogene, secondo il Regolamento (CE) n.1272/2008.

Come avviene l’esposizione

L’esposizione avviene principalmente per inalazione, ma anche tramite contatto cutaneo o oculare. I settori più a rischio sono:

  • edilizia e manutenzione;
  • produzione di materiali isolanti;
  • smaltimento e demolizione di impianti e manufatti contenenti fibre.

Rischi per la salute: le nuove evidenze

Le fibre sostitutive hanno un rischio inferiore rispetto all’amianto, ma possono comunque causare irritazioni respiratorie e oculari.

Studi recenti condotti dall’INAIL hanno mostrato che:

  • le PCW possono causare danni ossidativi al DNA e reazioni infiammatorie, sebbene meno gravi delle fibre ceramiche refrattarie;
  • le fibre AES, pur essendo biosolubili, hanno dimostrato effetti citotossici e genotossici su cellule polmonari umane in vitro.

Questi risultati indicano la necessità di ulteriori ricerche e di biomonitoraggio sui lavoratori esposti.

Conclusioni e raccomandazioni

Anche le fibre sostitutive ritenute sicure possono avere effetti nocivi non ancora del tutto compresi.

È quindi fondamentale adottare misure preventive come:

  • utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti);
  • corretta gestione dei materiali durante lavorazioni e demolizioni;
  • adeguata ventilazione e monitoraggio della qualità dell’aria negli ambienti di lavoro.

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Crediti immagine: foto di Sofoklis Saripanidis da Pexels. Modificata (ritagliata e ridimensionata). Concessa in uso con licenza originaria.

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