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Esposizione ad amianto al Petrolchimico di Ravenna: “il fatto sussiste”

Per la Corte d’Appello di Bologna i lavoratori del Petrolchimico di Ravenna furono esposti ad amianto sul luogo di lavoro e che dunque “il fatto contestato sussiste”.

Ecco quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con la quale, il 25 maggio scorso, la Corte d’Appello di Bologna ha confermato l’assoluzione per i dirigenti del Petrolchimico imputati per le lesioni e le morti da malattie causate dall’amianto che hanno colpito decine di lavoratori del polo industriale dagli anni ’70 fino a ben oltre il 2000.

Il processo per le morti e lesioni di amianto al Petrolchimico di Ravenna

Il processo per le lesioni e le morti da amianto al Petrolchimico di Ravenna era iniziato nel 2009.

Nel 2016 è arrivata la sentenza di primo grado presso il Tribunale di Ravenna che ha assolto gli imputati, oltre dieci, con la formula il fatto non sussiste.

Il 25 maggio scorso è invece arrivata la sentenza della Corte d’Appello di Bologna, che ha ancora una volta ha assolto gli imputati.

Questa volta però diverse sono state le motivazioni. Secondo la Corte infatti, se è impossibile addebitare le morti agli imputati,  per la difficoltà di individuare il momento esatto della carcinogenesi e il momento di insorgenza della malattia e dunque le responsabilità individuali ascrivibili a chi doveva provvedere alla sicurezza dell’ambiente di lavoro, è stato tuttavia dimostrato dall’ampia istruttoria di primo grado che i lavoratori furono esposti alle fibre di asbesto sul luogo di lavoro e che dunque il fatto sussiste.

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Fonti e Rassegna Stampa

La notizia è stata diffusa dai molti organi di informazione. Per approfondimenti si veda in particolare l’articolo della Redazione di teleromagna24.it di giovedì 3 settembre.

Crediti immagine: foto di Free-Photos da Pixabay. Modificata (ritagliata). Concessa con la licenza d’origine. Immagine di repertorio.

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