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Direttore Fincantieri condannato per le morti da Amianto. La Cassazione respinge il ricorso.

La Cassazione, con sentenza Terza Sezione Penale n. 31309/2019, ha respinto il ricorso di un ex dirigente dello stabilimento Fincantieri di Palermo contro la condanna per il reato di omicidio colposo a causa della mancata adozione di misure di protezione dei lavoratori esposti a polveri e fibre di amianto.

Il Direttore dello stabilimento palermitano dal 1979 al 1982 era infatti stato condannato dalla Corte di Appello di Palermo alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione, in parziale riforma della sentenza di condanna in primo grado del Tribunale di Palermo.

Nel 2017 la Corte di Appello di Caltanissetta ha respinto l’istanza di revisione presentata dal difensore dell’ex Direttore Fincantieri: respingimento cui gli stessi si erano opposti con il presente ricorso in Cassazione.

Le motivazioni alla base della richiesta di istanza di revisione della condanna da parte della difesa dell’ex Direttore Fincantieri

L’istanza di revisione presentata dal difensore dell’imputato si basava principalmente su nuovi studi scientifici che avrebbero messo in discussione le motivazioni per la quali lo stesso era stato condannato. Questi riguardavano:

  • i criteri da seguirsi per la diagnosi dell’asbestosi;
  • il concetto dose-dipendenza quanto all’effetto acceleratore che l’esposizione alle fibre di amianto avrebbe in malattie quali il mesotelioma pleurico ed il carcinoma polmonare.

In particolare […] i nuovi studi scientifici sulla diagnosi di asbestosi polmonare avrebbero rilevato che questa non poteva essere formulata sulla scorta del mero esame radiologico e dell’anamnesi lavorativa, e quanto ai casi di decesso per carcinoma polmonare o mesotelioma, gli stessi studi scientifici avrebbero ritenuto superata l’affermazione della sussistenza del nesso di causa tra le esposizioni avvenute al tempo e i decessi dei soggetti per i quali è stato condannato (la c.d. teoria dell’effetto acceleratore secondo cui la prolungata esposizione all’amianto ha l’effetto di riduzione dei tempi di latenza e conseguente evento morte).

La Corte di Appello di Caltanissetta respinge l’istanza di revisione della sentenza di condanna. La conferma della Cassazione

La Corte di Appello di Caltanissetta aveva tuttavia respinto l’accoglimento dell’istanza di revisione.

La Corte ha fatto notare in sentenza come i pretesi nuovi studi scientifici fossero già stati oggetto di valutazione in sede di merito.

Di conseguenza anche la Cassazione, cui spetta solo il giudizio di legittimità, ha respinto il ricorso, sottolineando come

[…] la sentenza impugnata ha ritenuto che la documentazione scientifica prodotta dalla difesa, “attentamente esaminata”, non offriva elementi nuovi rispetto a parametri differenti da quelli discussi nel giudizio e posti a base della condanna, essendo limitata, la documentazione, ad offrire argomenti di convincimento in chiave alternativa rispetto a quella privilegiata dai giudici del merito e confermata nella sentenza della Corte di cassazione.

Per la Cassazione, già in sede di giudizio, si era ritenuto, tenendo conto anche di tali ‘nuovi’ studi scientifici, che:

  • la corretta diagnosi di asbestosi secondo i protocolli internazionali è basata su esame radiologico ed anamnesi lavorativa;
  • gli studi posti a fondamento dell’istanza di revisione della condanna, quanto alla validità dell’effetto acceleratore, “non offrivano metodi nuovi per accertare i fatti, ma semplicemente giungevano a mettere in dubbio le tesi in precedenza accolte”, non costituendo prova nuova sufficiente a sovvertire il giudicato.

Conclusivamente la corte territoriale, con motivazione congrua e che non presta il fianco a rilievo di illogicità manifesta e/o contraddittorietà ha escluso il carattere di novità degli studi scientifici posti a fondamento dell’istanza di revisione.

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Crediti immagine: foto di Dedda71, concessa con licenza CC BY 3.0, da Wikimedia Commons. Modificata (ritagliata). Riconcessa con la stessa licenza.

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