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Il Tribunale civile di Lecce ha riconosciuto ai familiari di un lavoratore tarantino, esposto all’amianto per decenni a bordo di unità navali, un risarcimento complessivo di circa un milione di euro.
Mesotelioma pleurico: il tumore professionale causato dall’esposizione all’amianto. Cause di esposizione professionale, sentenze della Cassazione, Inail, notizie dal mondo della ricerca. Leggi di più.La morte per mesotelioma pleurico risale a giugno 2019.
Punti chiave
- Risarcimento: alla famiglia spetta una somma complessiva di circa un milione di euro, oltre interessi e rivalutazione dalla data del decesso; prevista anche la condanna alle spese legali per importi oltre i diciottomila euro.
- Nesso causale: confermata la correlazione tra esposizione prolungata all’amianto (1954–1994) e insorgenza di mesotelioma pleurico.
- Omissioni: utilizzo di mascherine non idonee (anche di carta) e sistemi di aspirazione non conformi durante attività di coibentazione, smantellamento e manutenzione a bordo.
- Precedente rilevante: richiamato il giudicato del Tribunale di Taranto su condotte omissive e danno biologico differenziale.
Cronologia del caso
- 1954–1994: impiego sulle navi militari, spesso durante riparazioni e manutenzioni con contatto diretto con coibentazioni contenenti amianto.
- Giugno 2019: decesso a 80 anni per mesotelioma pleurico.
- Primo giudizio (Taranto): accertato il nesso causale e le omissioni del datore di lavoro.
- Sentenza di quantificazione (Lecce): liquidazione dei danni ai familiari e condanna alle spese.
Cosa dice la sentenza (in sintesi)
- Conferma del nesso causale tra lunga esposizione professionale e patologia.
- Imputazione al datore di lavoro della mancata adozione di DPI adeguati (non semplici mascherine di carta, ma respiratori a doppio filtro) e di impianti di captazione efficienti.
- Liquidazione dei danni non patrimoniali jure proprio ai congiunti per importi complessivi intorno al milione di euro, con interessi legali e rivalutazione dalla data del decesso.
Il quadro normativo e i precedenti
Gli obblighi di prevenzione e protezione dal rischio amianto erano già previsti dal D.Lgs. 277/1991 (poi confluito nel D.Lgs. 81/2008).
In giurisprudenza, pronunce recenti hanno ribadito la responsabilità del datore di lavoro quando i DPI sono inadeguati e non è dimostrato il pieno rispetto delle misure di sicurezza.
In vari contesti sono stati riconosciuti benefici alle “vittime del dovere” per lavoratori civili legati alla Marina Militare, segno di un orientamento consolidato a tutela nei casi di esposizione all’amianto.
Perché questa decisione conta (anche per altri lavoratori esposti)
- Rafforza la tutela per chi ha operato in arsenali e unità navali o in contesti con coibentazioni contenenti amianto.
- Chiarisce che DPI non idonei e mancanza di aspirazioni a norma integrano condotte omissive fonte di responsabilità.
- Indirizza le cause sul danno differenziale e sulla liquidazione separata dei danni non patrimoniali ai congiunti.
Cosa fare se sospetti una malattia professionale da amianto
- Documenta l’esposizione: recupera libretti di lavoro/servizio, mansioni, reparti, ordini di servizio, lavorazioni (es. coibentazioni, smantellamenti).
- Accertamento medico-legale: diagnosi e certificazione INAIL dell’esposizione sono spesso determinanti.
- Verifica DPI e impianti: conserva prove su tipologia di mascherine fornite e sistemi di aspirazione presenti/assenti.
- Assistenza legale specializzata: i casi richiedono perizie e ricostruzioni tecniche; valuta tempi di prescrizione e scelta del foro competente.
- Diritti dei familiari: in caso di decesso, i congiunti possono agire per danni non patrimoniali e danno differenziale, oltre a prestazioni previdenziali dedicate.
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