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Chiesto un risarcimento milionario per il motorista dell’Actv Veneziana

Non si è arrivati ad un accordo in sede stragiudiziale fra il Comune di Venezia, l’Actv, l’Azienda di trasporto pubblico del Comune di Venezia, e i familiari di un ex-dipendente dell’Actv (motorista Actv), morto nel 2016 a causa di un tumore ai polmoni.

La neoplasia fu provocata, i familiari sostengono, dalla lunga esposizione alle fibre d’amianto presso i cantieri navali di Sant’Elena.

I familiari dell’ex-dipendente infatti, classe 1952, dal 1972 dipendente prima dell’Azienda comunale di navigazione interna lagunare (Acnil) e poi dal 1978 dell’Actv, hanno trascinato di fronte al Giudice del Lavoro di Venezia l’Azienda dei Trasporti.

Chiedono un risarcimento per danni da amianto vicino al milione di euro, cifra prevista come indennizzo massimo per danno biologico nelle nuove tabelle del tribunale di Milano.

La sentenza del Giudice è prevista per settembre.

Il caso del motorista Actv

Il dipendente aveva lavorato presso l’Actv svolgendo diverse mansioni: prima bigliettaio, poi motorista, dal 1973 al 1993, infine capotecnico nel settore della manutenzione cantieristica.

Dopo la pensione nel 2006, nel 2015, i primi sintomi della malattia. La diagnosi è quella di carcinoma squamoso del polmone, malattia che in pochi mesi avrebbe portato il motorista alla morte, nonostante le terapie intraprese presso l’Ospedale Civile di Venezia.

Secondo la consulenza di parte tecnico-legale, la neoplasia del lavoratore sarebbe stata causata dal lavoro a stretto contatto con l’amianto.

Il minerale infatti era presente in quegli anni durante le lavorazioni nei materiali di coibentazione delle navi nonché nei pannelli e nei teli usati come isolanti termici nelle riparazioni, quali per esempio le saldature.

La sentenza del 2006 del Tribunale del lavoro in favore degli operai del cantiere navale di Sant’Elena

Già nel 2006 il giudice del lavoro aveva riconosciuto il diritto agli incentivi pensionistici per 25 operai e impiegati tecnici esposti all’amianto fino al 1993 nel cantiere navale Actv a Sant’Elena. Diritto che l’Istituto di previdenza aveva precedentemente sovente negato.

Il giudice confermò invece per i lavoratori, operai e impiegati tecnici, un’esposizione di oltre 100 fibre di amianto per litro al giorno.

In questo modo il Tribunale riconobbe ai lavoratori il diritto ad usufruire dei 6 mesi di anticipo pensionistico ogni 5 anni di esposizione alla fibra killer.

L’INAIL  aveva fino ad allora negato questo diritto per la gran parte dei lavoratori non direttamente esposti. Lo aveva riconosciuto invece per gli operai addetti alle operazioni cantieristiche, direttamente a contatto con il materiale pericoloso.

Crediti: foto di Uğur Gürcüoğlu su Unsplash. Modificata. L’immagine non rappresenta un lavoratore dei cantieri navali in questione ma un generico addetto alla manutenzione navale.

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