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Cassazione: Risarcimento ai familiari del Dipendente APV deceduto per Mesotelioma

La Cassazione ha respinto il ricorso dell’Autorità Portuale di Venezia contro la sentenza di condanna, in sede civile, emessa dalla Corte di Appello di Venezia nel 2013, relativa al decesso di un ex dipendente per mesotelioma pleurico da esposizione ad amianto.

La decisione è arrivata con la sentenza n. 17995/2019 le cui motivazioni sono state depositate agli inizi di Luglio.

La Cassazione ha stabilito come non vi sia stata , da parte del Tribunale di merito, violazione e falsa applicazione degli artt. 6 e 20 della Legge 28 gennaio 1984, n. 84, su cui si basava l’unico motivo di ricorso da parte dell’Autorità Portuale di Venezia.

La Cassazione respinge il ricorso dell’Autorità Portuale di Venezia

L’Autorità Portuale di Venezia aveva infatti presentato ricorso contro la sentenza di condanna al risarcimento dei familiari. emessa dalla Corte di Appello di Venezia nel 2013, adducendo “l’eccezione di difetto di legittimazione passiva dell’odierna ricorrente” (Legge n. 84 del 28 gennaio 1984).

Di fatto dunque l’Autorità Portuale di Venezia non riteneva di rappresentare il soggetto giuridico legittimamente chiamato in causa e quindi dovuto a corrispondere il risarcimento.

La Cassazione ha tuttavia dato seguito al principio, già più volte ribadito dalla stessa Corte, per il quale

a seguito della istituzione delle Autorità portuali, che succedono alle preesistenti organizzazioni portuali secondo la disciplina dettata dalla legge 28 gennaio 1994 n. 84, il personale già dipendente da tali organizzazioni è trasferito ex lege ai nuovi organismi, con la conseguenza che questi ultimi devono ritenersi inderogabilmente gli esclusivi titolari dei relativi rapporti di lavoro […].

Per la Suprema Corte

le Autorità portuali […] subentrano alle organizzazioni portuali nella titolarità dei beni e nella totalità dei rapporti attivi e passivi (art. 20, comma 6, del testo originario) […] pertanto si configura il trasferimento ex lege alle autorità portuali dell’intero personale dipendente delle organizzazioni portuali […] con oneri retributivi e previdenziali gravanti sull’Autorità portuale, [… chiamando così] l’Autorità Portuale a dover rispondere delle obbligazioni, anche di garanzia ex art. 2087 c.c. […], nascenti dal rapporto di lavoro, pure per il periodo antecedente al formale trasferimento.

Il ricorso incidentale della famiglia

La famiglia del lavoratore dell’Autorità Portuale di Venezia, dal canto suo, aveva proposto controricorso in merito alla quantificazione del danno non patrimoniale iure hereditatis, riconosciuto dalla Corte d’Appello.

I familiari avevano ritenuto infatti non adeguato e carente di motivazione il calcolo basato sul valore tabellare giornaliero della totale inabilità temporanea, aumentato dal giudice dell’80% quale valore di personalizzazione relativa al caso in oggetto.

A giudizio della famiglia dunque, la quantificazione del danno, sia terminale o catastrofale che morale, non avrebbe tenuto ben conto dell’effettiva intensità del dolore patito nonché del “decorso della malattia, la ragionevole prevedibilità dell’esito letale, il concreto livello di consapevolezza dell’assenza di ogni speranza, le condizioni personali soggettive, le ripercussioni sulla vita del danneggiato, le cure praticate e ogni altra circostanza rilevante”.

Riguardo a questo punto la Corte di Cassazione, respingendo il controricorso, ha replicato che:

  • trattasi di una richiesta di rivalutazione delle conseguenze dannose già accertate e dunque preclusa in sede di legittimità;
  • la Corte di merito ha giustamente utilizzato un criterio di personalizzazione del danno sulla base di una quantificazione assimilabile a quella richiamata dai ricorrenti attraverso l’utilizzo delle tabelle milanesi del danno non patrimoniale.

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Crediti immagine: foto di Mariordo (Mario Roberto Durán Ortiz), concessa con licenza CC BY-SA 4.0, da via Wikimedia Commons. Modificata (ritagliata). Riconcessa con la stessa licenza. Immagine di repertorio.

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