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Confermato in Cassazione il risarcimento per i familiari dell’operaio della Pometon SPA deceduto a causa del mesotelioma

La Cassazione, con sentenza Terza Sezione Civile n. 8531 del 2020, ha respinto il ricorso principale dei familiari di un ex operaio della Pometon SPA, deceduto per mesotelioma, ed il ricorso incidentale dell’azienda.

Confermata la sentenza di condanna della Corte territoriale quanto all’importo del risarcimento per danno da perdita parentale.

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L’iter giudiziario per il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita parentale causata da mesotelioma dell’operaio della Pometon SPA

I familiari dell’uomo avevano presentato ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di Venezia che, con sentenza  n. 1473/2017, pur riconoscendo le responsabilità dell’azienda, aveva ridotto gli importi del risarcimento per perdita parentale stabiliti in primo grado, con sentenza n. 2286/2014, dal Tribunale di Venezia.

La sentenza di primo grado aveva infatti riconosciuto poco meno di 239.000 euro alla vedova e quasi 170.000 euro a ciascuna delle due figlie, come indennizzo del danno iure proprio per il decesso causato dal mesotelioma del dipendente della Pometon.

La corte territoriale d’altra parte aveva escluso la valenza automatica dell’applicazione delle tabelle di Milano e ridotto gli importi, in considerazione di alcuni fatti, rispettivamente a 200.000 euro per la vedova e 130.000 euro per ciascuna figlia.

Al ricorso dei familiari dell’uomo, articolato su quattro motivi, si era opposta l’azienda con controricorso, in particolare presentando un ricorso incidentale articolato su diversi punti.

Il ricorso negava inoltre l’errata attribuzione di responsabilità della Pometon stessa nell’insorgenza del mesotelioma nell’operaio deceduto.

Le ragioni del ricorso incidentale presentato dai legali della Pometon SPA

Con i primi cinque motivi del ricorso incidentale i legali della Pometon SPA hanno contestato le responsabilità dell’azienda quanto all’esposizione professionale e dunque all’insorgenza del mesotelioma nel loro dipendente.

In particolare il ricorso opponeva:

  • Errore nella valutazione della CTU: con effetti decisivi di detto errore sull’esito della controversia, [poiché la Corte Territoriale] ha ritenuto che fosse ‘altamente probabile’ che, pur non lavorando in fonderia, la patologia […] si sarebbe verificata ugualmente, sebbene le conclusioni dell’elaborato peritale d’ufficio fossero fondate esclusivamente sul lavoro in fonderia, e sebbene nell’elaborato peritale fosse anche scritto che nemmeno in fonderia vi era una rilevante esposizione all’asbesto.
  • Errata valutazione delle prove: perché ha posto a fondamento della decisione […] anche la relazione Contarp dello Spisal, sebbene non si evincesse da detto documento che chi [come la vittima] aveva lavorato presso i reparti graniglia o imballaggio fosse a rischio d’inalazione di amianto; nonché le testimonianze di due testimoni sebbene si discostassero dalle ragioni fondanti della sentenza di primo grado.
  • Omesso esame delle critiche alla C.T.U. di cui alla relazione del consulente di parte, e dell’incongruità delle risposte di cui alla relazione del perito d’ufficio, omissione che se evitata avrebbe portato ad una diversa decisione.
  • Immotivata considerazione di idoneità ad evitare il mesotelioma pleurico [dei] mezzi protettivi allora esistenti, in particolare quelli previsti dal d.p.r. 303/1956, ovvero quelli generalmente (ed eventualmente) praticati dalle acciaierie dell’epoca.

La risposta della Cassazione ai motivi del ricorso incidentale

La Cassazione tuttavia ha respinto le motivazioni del ricorso incidentale non entrando neppure nel merito dei punti sollevati dai legali della Pometon SPA.

Ciò per il fatto che quanto al nesso di causalità fra esposizione del lavoratore e malattia era già intervenuta la sentenza definitiva della stessa Corte che si era espressa positivamente sul risarcimento del danno iure hereditatis, azione legale promossa dagli stessi familiari (sentenza 7639 del 19/03/2019).

Va allora, a seguito di tale rilievo, fatta applicazione alla fattispecie del principio affermato da Cass. 04/05/2018, n. 10578, dal quale non vi è alcuna ragione di discostarsi per la rigorosa coerenza tra argomentazioni e conclusioni, per il quale «in tema di responsabilità civile per la morte del lavoratore, l’accertamento in ordine al nesso di causalità tra condotta ed evento nonché alla colpa del datore di lavoro, contenuto nella sentenza definitiva che lo abbia condannato al risarcimento del danno sulla domanda proposta dai congiunti iure hereditatis, costituisce giudicato esterno nel diverso giudizio promosso dai medesimi ex art. 2043 cod. civ. per il ristoro del pregiudizio subito iure proprio […].

Il giudizio della Cassazione sul ricorso principale dei familiari relativo all’ammontare del risarcimento da perdita parentale

In merito all’ammontare del risarcimento del danno da perdita parentale, diminuito in Appello rispetto alla sentenza di primo grado, la Cassazione sottolinea subito come, secondo la giurisprudenza della stessa Corte

[…] nella liquidazione equitativa del danno da perdita del rapporto parentale […] le tabelle predisposte dal Tribunale di Milano non costituiscono concretizzazione paritaria dell’equità su tutto il territorio nazionale […]

e che il Giudice di merito è tenuto a rispettare gli importi minimi e massimi, nell’arbitrio della sua facoltà di personalizzazione discrezionale, soltanto qualora dichiari di adottarle.

Per la Cassazione insomma la Corte d’Appello ha agito in via equitativa, ampiamente motivando la propria decisione quanto alla personalizzazione del risarcimento: fatto che ha reso la decisione incensurabile in sede di legittimità.

I giudici di merito dunque, per i giudici di legittimità, hanno semplicemente valutato e giustificato, come dovuto, alcuni fattori nella quantificazione del danno.

Fattori tutti chiamati in causa nel ricorso principale ma da respingersi poiché nella discrezionalità dei giudici di merito. Si tratta della valutazione della prova presuntiva quanto alla dimostrazione degli effetti del danno non patrimoniale da perdita parentale (quale i rapporti di convivenza e la gravità delle ricadute della condotta), della tenuità della colpa, dell’estrinsecazione dell’obbligo di assistenza in carico al coniuge.

Per di più la Corte ha sottolineato in sentenza come in concreto, sia per la vedova che per le figlie, non vengano oltrepassati i valori minimi delle tabelle milanesi, pur discostandosi l’importo in negativo rispetto ai valori medi, per la valutazione dei fattori presi in considerazione dai giudici.

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Crediti immagine: foto di Alchemist-hp (talk) www.pse-mendelejew.dederivative work: Purpy Pupple da Wikipedia. Concessa con licenza CC BY-SA 3.0 DE. Modificata (ritagliata). Concessa con la stessa licenza. Immagine di repertorio.

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