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La Cassazione sul risarcimento del danno da perdita parentale per mesotelioma pleurico

La Cassazione, con Ordinanza Sezione Lavoro n. 34446 del 2022, ha accolto il ricorso dei familiari di un ex montatore/cablatore alle dipendenze di Ansaldo Trasporti SPA, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico riconosciuto da Inail come di origine professionale per esposizione ad amianto.

L’uomo, mancato nel 1992, aveva prestato servizio dal 1964 al 1992 in varie aziende esterne, in particolare presso la Sofer di Pozzuoli.

Il mesotelioma pleurico l’aveva colpito nel 1992 ed Inail aveva riconosciuto la malattia professionale.

L’iter processuale fino all’ordinanza della Cassazione

Nel 2009 il Tribunale aveva condannato Finmeccanica, riconosciuta come legittimato passivo, a corrispondere ai familiari un risarcimento di circa 238.000 euro a titolo di danno biologico e di circa 79.000 euro a titolo di danno morale.

Sia l’azienda che i familiari avevano impugnato la sentenza, questi ultimi poiché il giudice non avrebbe riconosciuto il risarcimento iure proprio, spettante a ciascun familiare per l’indennizzo del danno da perdita parentale.

Tuttavia la Corte d’Appello di Napoli aveva rigettato la richiesta e anzi aveva rideterminato, abbassandolo, il risarcimento per danno biologico a circa 146.000 euro e quello per danno morale a circa 48.000 euro.

I familiari del lavoratore erano ricorsi in Cassazione contro la sentenza e la Corte, nel 2016, aveva accolto il ricorso relativamente all’erronea esclusione del danno non patrimoniale subito da ciascuno di essi eredi in ragione della sofferenza d’animo patita per la malattia e la morte del congiunto, rinviando la sentenza alla Corte d’Appello di Napoli in diversa composizione.

La Corte d’Appello di Napoli, in parziale riforma della sentenza di primo grado, condannava la Leonardo s.p.a. (già Finmeccanica) a corrispondere, a titolo di danno morale soggettivo, la somma di circa 48.000 euro, liquidata all’attualità (di cui circa 12.000 in favore di uno degli eredi all’epoca minore e di circa 9.000 euro per ciascuno degli altri ricorrenti, complessivamente cinque).

Il ricorso e l’ordinanza della Cassazione

Avverso a questa decisione i familiari del lavoratore deceduto di mesotelioma pleurico hanno presentato ulteriore ricorso, affidandolo a tre motivazioni:

  • Nella quantificazione del danno da perdita parentale la Corte avrebbe mancato di applicare le tabelle per il risarcimento del danno non patrimoniale del Tribunale di Milano (Violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1226 e 2056 c.c.)
  • I giudici del rinvio, nel motivare la valutazione del danno non patrimoniale subito iure proprio, avevano correttamente fatto riferimento allo stato e alle condizioni soggettive degli eredi in rapporto al lavoratore deceduto (la convivenza, il dolore per aver assistito alle sofferenze del padre e marito durante la malattia, la consapevolezza della prognosi infausta e infine la perdita del loro caro). Tuttavia poi avevano preso come parametro per la quantificazione del danno l’importo stabilito quale risarcimento del danno biologico e morale subito dal lavoratore, stabilito in sentenza dividendolo per il numero degli eredi (48.000 euro in cinque).
  • I giudici avevano omesso di valutare che un altro degli eredi era minore all’epoca dell’evento e che tuttavia ad uno solo degli eredi era stato riconosciuto, in virtù di tale condizione, un risarcimento maggiore (12.000 vs 9.000 euro).

La decisione della Cassazione

La Cassazione, con Ordinanza Sezione Lavoro n. 34446 del 2022, ha accolto le motivazioni di ricorso avanzate dai familiari del lavoratore deceduto di mesotelioma pleurico maligno di origine professionale.

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Nell’accogliere la richiesta e rinviare la sentenza impugnata alla Corte d’Appello in diversa composizione, la Cassazione riafferma una consolidata giurisprudenza, ribadendo

“il principio, secondo il quale […] il danno da perdita del rapporto parentale deve essere liquidato seguendo una tabella basata sul sistema a punti, che preveda, oltre l’adozione dei criterio a punto, l’estrazione del valore medio del punto dai precedenti, la modularità e l’elencazione del circostanze di fatto rilevanti, tra le quali, da indicare come indefettibili, l’età della vittima, l’età del superstite, il grado di parentela e la convivenza, nonché l’indicazione dei relativi punteggi, con la possibilità di applicare sull’importo finale dei correttivi in ragione della particolarità della situazione, salvo che l’eccezionalità del caso non imponga, fornendone adeguata motivazione, una liquidazione del danno senza fare ricorso a tale tabella” (Cassazione n. 20292/2022). […] La decisione resa in sede di rinvio, pertanto, non è in primo luogo certamente conforme a tali principi, nella parte in cui per la liquidazione del danno morale soggettivo risentito da ciascuno dai ricorrenti iure proprio non ha applicato alcuna tabella, men che meno basata sul sistema a punti, nei termini avanti specificati in dettaglio.

Inoltre, continuano i giudici:

[la sentenza dei giudici del rinvio] ha poi illogicamente trasposto nella quantificazione [dei] danni un parametro equitativo di liquidazione […] riferibile ad una persona unica e diversa dagli attuali cinque ricorrenti, vale a dire, il loro congiunto deceduto, e riferibile, all’evidenza, a un nocumento parimenti differente, e, cioè, il danno morale da lui solo patito in vita, e risarcito a cinque superstiti unicamente iure ereditario [peraltro distinguendo erroneamente la posizione di due minori].

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