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La Cassazione sul risarcimento del danno differenziale, il danno biologico temporaneo e il danno morale in un caso di decesso per mesotelioma pleurico professionale

La Cassazione, con ordinanza Sezione Lavoro n. 35228 del 2022, pubblicata in data 30 novembre 2022, si è espressa sul ricorso dei familiari di un ex dipendente di Atitech SPA, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico di origine professionale, ai fini del riconoscimento del danno biologico differenziale.

Nel 2010 il Tribunale di Napoli, con pronuncia n. 33320, aveva riconosciuto ai familiari del lavoratore, deceduto nel 2006, il diritto al risarcimento del danno morale, nella misura di circa 175.000 euro.

L’iter processuale a seguito della sentenza di primo grado

In seguito, la Corte d’Appello di Napoli, con  sentenza n. 7562/2017, confermando il giudizio di primo grado, ha respinto la richiesta avanzata dai familiari quanto al riconoscimento del danno biologico, patrimoniale ed esistenziale; nonché quella della società che riteneva, invece, non provato il nesso di causalità tra la patologia che ebbe a colpire [il lavoratore] e le mansioni da questi espletate all’interno dello stabilimento Atitech di Capodichino.

I giudici di Appello, come riportato nell’ordinanza, avevano

  • riconosciuto che il lavoratore era stato esposto ad amianto all’interno nell’azienda nonostante fosse impiegato presso l’ufficio acquisti;
  • stabilito che non c’era prova che l’uomo fosse stato esposto ad amianto, direttamente o indirettamente, in altre occasioni, in particolare relativamente al fatto che il padre, lavoratore Italsider, tornasse a casa da lavoro con la tuta sporca di fibre del materiale cancerogeno;
  • condiviso l’assenza di sussistenza di comportamenti del datore di lavoro qualificabili come reati perseguibili di ufficio, soprattutto considerando la posizione lavorativa del lavoratore, addetto agli uffici amministrativi e la cui esposizione all’amianto si era rivelata evento non prevedibile;
  • preso atto dell’intervenuta assoluzione dell’azienda sotto il profilo della responsabilità penale;
  • stabilito la non risarcibilità del danno patrimoniale perché al momento dell’insorgenza della patologia il lavoratore era già pensionato;
  • deciso il risarcimento per danno morale poiché sussistente considerati gli elementi presuntivi.

I motivi di ricorso dei familiari del lavoratore deceduto di mesotelioma pleurico

Contro la sentenza della Corte d’Appello di Napoli hanno presentato ricorso in Cassazione i familiari con nove motivi di ricorso che tuttavia la Cassazione ha compendiato in tre punti:

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  • omessa pronuncia sul riconoscimento del danno biologico differenziale a seguito di responsabilità contrattuale o extracontrattuale per erronea applicazione del principio dell’esonero della responsabilità del datore di lavoro (ex art. 10 dpr n. 1124/1965 e 13 D. lgs. n. 38/2000);
  • vizio di motivazione perplessa e contraddittoria per l’accertamento da un lato della responsabilità del datore di lavoro ex art. 2087 c.c. e, dall’altro, il mancato riconoscimento del danno biologico;
  • sussistenza del diritto al riconoscimento del danno biologico temporaneo, quale danno differenziale, risarcibile a prescindere dal danno coperto dall’INAIL.

Il giudizio della Cassazione

La Cassazione, nell’accogliere le motivazioni degli eredi del lavoratore deceduto a causa di un mesotelioma pleurico, e nel rinviare la sentenza alla Corte di merito in diversa composizione, ha sottolineando che

  • per il risarcimento del danno biologico cosiddetto differenziale, cioè per quella parte di danno biologico non coperta dall’assicurazione obbligatoria, si può proporre azione autonoma e distinta nei confronti del datore di lavoro laddove ricorrano le condizioni di legge (come stabilito da sentenza Cassazione n. 24474/2020);
  • la Corte di merito ha adottato una motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile perché se da un lato ha riconosciuto il danno morale agli eredi iure hereditatis, dall’altro, però, quella stessa responsabilità, ritenuta presente da un punto di vista civilistico, non l’ha considerata ai fini del riconoscimento del danno biologico differenziale non coperto dall’indennizzo INAIL;
  • l’attuale sistema assicurativo non copre il danno biologico temporaneo, mentre il danno biologico risarcibile dall’INAIL è solo quello relativo all’inabilità permanente. Dunque la Corte di merito avrebbe dovuto considerare e valutare se il danno biologico terminale (ovvero conseguente alla morte del lavoratore e inteso come danno biologico temporaneo) potesse essere trasmissibile agli eredi.

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Crediti immagine: foto di Taha Samet Arslan da Pexels. Modificata (ritagliata e ridimensionata). Concessa in uso con licenza originaria.

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