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La Cassazione respinge il ricorso degli eredi di un ex dipendente di Rete Ferroviaria Italiana deceduto per mesotelioma pleurico

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 30998/2019 del 27 novembre 2019, ha respinto il ricorso presentato dagli eredi di un ex dipendente di RFI Rete Ferroviaria Italiana, deceduto per mesotelioma pleurico, contro la sentenza delle Corte di Appello di Napoli del 2014.

La Corte di Appello di Napoli aveva infatti respinto la richiesta di risarcimento del lavoratore quanto al danno morale, al danno biologico temporaneo ed al danno esistenziale causato dalla malattia.

La Corte ha rigettato anche l’ulteriore profilo di danno per perdita della vita presentato dai familiari durante il processo, vista l’intervenuta morte del lavoratore nel 2011.

L’iter giudiziario del caso dell’ex dipendente RFI deceduto per mesotelioma

L’uomo, dipendente di RFI Rete Ferroviaria Italiana dal 1961 al 1993, si era ammalato di mesotelioma pleurico, causato da esposizione ad amianto, nel 2006.

Aveva quindi chiamato in giudizio l’azienda, davanti al Tribunale di Napoli, dichiarando di agire non per il danno biologico (differenziale), bensì solo per le voci di danno estranee alla copertura assicurativa INAIL: ovvero il danno morale, il danno biologico temporaneo ed il danno esistenziale.

Il Tribunale di Napoli aveva però rigettato le richieste del lavoratore, con motivazioni poi ribadite dalla Corte di Appello nel 2014. Secondo il Tribunale:

  • la sofferenza per le cure praticate, l’impossibilità fisica di svolgere attività in precedenza svolte, il dolore fisico rientravano nel danno biologico;
  • il danno biologico ‘temporaneo’ era di fatto escluso dalla stessa condizione di irreversibilità della patologia in atto;
  • il danno morale ed esistenziale era stato addotto con riferimento ad una condizione di esaurimento nervoso per la consapevolezza della malattia, così da rientrare ancora nel danno di natura biologica.

La decisione della Corte di Appello di Napoli

La sentenza della Corte di Appello di Napoli respingeva il ricorso contro la sentenza di primo grado, per quanto riguarda il danno morale, biologico temporaneo ed esistenziale poiché:

il ricorrente, dopo aver dichiarato di non agire per il risarcimento del danno biologico, non ha allegato pregiudizi diversi da quelli rientranti nell’area di tale tipo di danno.

Per quanto concerne invece il profilo di danno intervenuto con la morte del lavoratore nel 2011 e richiesto dai familiari quale danno risarcibile nel corso dello stesso, esso rappresentava, a detta dei giudici, “un inammissibile mutamento ed ampliamento della domanda originaria”.

Le motivazioni del ricorso in Cassazione e la decisione della Suprema Corte

I familiari del lavoratore di RFI deceduto a causa di mesotelioma pleurico hanno presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Napoli.

Due sono state le motivazioni addotte dai ricorrenti:

  • “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti” (ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5 del Codice di Procedura Civile);
  • “violazione o falsa applicazione della norma di cui all’articolo 345 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. per avere la Corte napoletana dichiarato inammissibili le pretese relative al danno da perdita della vita, diverso dal danno alla salute e trasmissibile iure hereditatis richiesto in grado d’appello”.

Il primo motivo di ricorso: omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio

Secondo gli avvocati dei familiari, che citano ampi stralci degli atti d’accusa, la Corte d’Appello non avrebbe considerato alcune risultanze processuali che avrebbero minato le decisioni della Corte stessa.

La Corte di Cassazione, citando numerosi principi di diritto, non ha accolto la motivazione dei ricorrenti sottolineando come:

[la] parte ricorrente non individua realmente un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti emersa nel processo e che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti, con connotato di decisività [… ma] piuttosto si duole che i giudici del merito non abbiano ravvisato negli atti processuali proposti quegli elementi di fatto dai quali dedurre che il dante causa nell’atto introduttivo del giudizio aveva allegato pregiudizi diversi da quelli rientranti nell’area del danno biologico.

Quindi non si tratta di fatti storici decisivi acquisiti al processo nel contraddittorio delle parti, quanto piuttosto di diverso convincimento rispetto a quello […] in ordine alle allegazioni che sorreggevano la domanda giudiziale, per cui si tratta di interpretazione della stessa e dei suoi confini che è competenza di merito.

Il secondo motivo di ricorso: il danno da perdita della vita

Con il secondo motivo di ricorso gli eredi dell’ex dipendente di RFI Rete Ferroviaria Italiana si opponevano in merito alla decisione della Corte di Appello di Napoli che negava la risarcibilità iure hereditatis del danno da perdita della vita.

Il risarcimento per questa fattispecie era stato richiesto dai familiari nel corso del processo di Appello dopo l’intervenuta morte del lavoratore.

Sulla questione la Corte di Cassazione riporta diversi avvisi della giurisprudenza sulla possibilità di tale risarcimento. Le decisioni infatti sono state sia favorevoli che contrarie (si veda sentenza Cassazione n. 15350 del 2015 vs sentenza Cassazione n. 1361 del 2014).

Tuttavia, conclude la Corte, respingendo il secondo motivo di ricorso:

[…] anche a ritenere che la Corte distrettuale sia incorsa in un error in procedendo, non ritenendo ammissibile la domanda relativa a detto danno in grado d’appello, comunque il vizio sarebbe privo della necessaria decisività, requisito indispensabile per procedere alla cassazione della sentenza impugnata, in quanto il giudice del rinvio non potrebbe in ogni caso riconoscere nel merito tale posta risarcitoria legata al cd. danno tanatologico che, non prevedendo la possibilità di alcun risarcimento secondo le Sezioni unite citate, non è trasmissibile agli eredi.

Né dal contenuto delle note autorizzate depositate innanzi alla Corte territoriale […] risulta […] che i ricorrenti abbiano specificamente fatto valere in appello […] elementi di fatto diversi dalla perdita della vita in sé del dante causa, in relazione al lasso di tempo intercorso tra l’evento lesivo e la morte, quali la componente di danno biologico cd. “terminale” […] che peraltro rientrerebbe nell’ambito del danno biologico estraneo all’oggetto del giudizio proposto […].

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Crediti immagine: foto di Matthias Lemm da Pixabay. Modificata (ritagliata). Riconcessa con la stessa licenza.

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