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La Cassazione sul termine di prescrizione per il riconoscimento della rendita ai superstiti per decesso causato da neoplasia polmonare professionale

La Suprema Corte di Cassazione, con Sentenza Sezione Lavoro n. 4982, pubblicata in data 14 febbraio 2022, si è espressa sul ricorso per l’ottenimento della rendita ai superstiti, giudicato prescritto, della coniuge di un lavoratore deceduto a causa di un collasso cardiocircolatorio in paziente affetto da neoplasia polmonare.

La Corte d’Appello di L’Aquila infatti, con sentenza n. 1348/2015, aveva respinto il ricorso della coniuge contro la sentenza di primo grado, che già aveva giudicato prescritto il diritto alla rendita ai superstiti fatto valere, con ricorso depositato il 28.11.2011, dopo oltre 3 anni e 150 giorni dal 7 ottobre 2007.

Nell’ottobre 2007 infatti era stato presentato dalla coniuge il ricorso amministrativo avverso al diniego del riconoscimento della malattia professionale, in seguito riconosciuta in via giudiziale quale neoplasia polmonare derivante da esposizione a sostanze cancerogene sul luogo di lavoro.

Il ricorso della coniuge del lavoratore deceduto di neoplasia polmonare professionale per il riconoscimento del diritto alla rendita ai superstiti

Nel ricorso in Cassazione per l’ottenimento della rendita ai superstiti, la moglie del lavoratore si oppone alla decisione della sentenza di Appello con due motivazioni:

  1. Pur infatti convinta, al momento del decesso del marito, avvenuta in data 14 marzo 2007, che questi fosse portatore di malattia professionale, poi riconosciuta in via giudiziale, non sarebbe stata, tuttavia, in condizioni di sapere che la malattia fosse causa o concausa dello stesso, anche tenuto conto del fatto che il certificato necroscopico (del 26.3.2007) ascriveva la causa della morte del coniuge a «collasso cardiocircolatorio in paziente affetto da neoplasia polmonare», e considerato altresì il fatto che le patologie del marito, affetto da cardiopatia ischemica post-infartuale e ipertensione arteriosa, potevano costituire causa alternativa dell’insorgenza di un collasso cardiocircolatorio.
  2. La Corte avrebbe omesso di considerare plurime interruzioni del detto termine di prescrizione: in particolare attraverso il ricorso del 29 luglio 2008 avverso il definitivo rigetto (avvenuto il 13 dicembre 2007) della domanda di malattia professionale, poi riconosciuta in epoca successiva alla proposizione della domanda di rendita ai superstiti presentata in data 29 luglio 2011.

    […] in ogni caso, pur volendo ritenere la prescrizione tornata a decorrere dall’ultimo atto interruttivo (deposito del ricorso del 29 luglio 2008) la domanda di rendita ai superstiti proposta in data 28 luglio 2011 era da ritenere valida perché formulata nell’ultimo giorno utile prima dello spirare della termine prescrizionale triennale.

La Cassazione sulla decorrenza e il termine di prescrizione  del diritto alla rendita ai superstiti per causato da malattia professionale

Nel rispondere alle motivazioni del ricorso della coniuge del lavoratore deceduto a causa di neoplasia polmonare di origine professionale e quanto alla prescrizione del diritto di rendita ai superstiti, la Cassazione, in prima istanza, ribadisce come la decorrenza del termine di prescrizione [va fatta risalire alla] conoscenza o oggettiva conoscibilità del collegamento fra la malattia professionale indennizzabile e la morte dell’assicurato da parte degli eredi.

La conoscenza del collegamento, afferma la Corte, va dimostrata con riferimento ad uno o più fatti che diano certezza della conoscenza da parte dell’assicurato (o dei suoi aventi causa) dell’esistenza dello stato morboso e dell’eziologia professionale.

Nel caso in oggetto, la Corte territoriale, con valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità, ha ritenuto verificati tali fatti, considerando da una parte che la coniuge era consapevole e convinta della malattia professionale del marito, tanto da perseguirne il riconoscimento; dall’altra che il medico necroscopo aveva dato atto della stessa patologia, la neoplasia polmonare, nel certificato di morte.

Stabilita l’inammissibilità del primo motivo di ricorso, la Corte passa ad analizzare la questione dell’interruzione del decorso prescrizionale, avanzata dalla seconda motivazione.

Anch’essa, prosegue la Corte, è da rigettare poiché

muove dalla erronea premessa della idoneità della domanda giudiziaria proposta dall’assicurato, avverso il denegato riconoscimento della tecnopatia, ad interrompere validamente la decorrenza del termine prescrizionale in riferimento a qualsiasi domanda comunque inerente all’avvenuto riconoscimento della malattia professionale, ivi inclusa la domanda proposta dai superstiti per il diritto alla rendita; [… inoltre, verificata] la conoscibilità, per il superstite, dell’efficacia causale o concausale tra malattia professionale e decesso dell’assicurato […] il decorso della prescrizione non poteva, all’evidenza, risultare interrotto prima dell’acquisita consapevolezza.

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