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Sono passati anni e ci sono state molteplici interrogazioni e dossier parlamentari (uno recentissimo del Segretario Provinciale di Polizia “Lo Scudo”) a riguardo della bonifica da amianto nell’area della ex Fonderia Necchi a Pavia ma ancora poco è stato fatto.
L’area infatti, come risulta dai sopralluoghi effettuati dal Comune, dall’ARPA, dalla Regione; oltre a presentare edifici pericolanti ed uno stato di abbandono pressoché generalizzato, è altamente inquinata, anche perché per molti anni (comunque prima del 1992) l’amianto ha fatto parte parte del processo produttivo dell’azienda.
L’ARPA, negli anni passati, ha rilevato alti livelli di tetracloroetilene nell’area. Sono presenti inoltre rifiuti di dubbia natura, probabilmente nocivi, e lastre di Eternit abbandonate, in evidente stato di degrado.
Da rimuovere inoltre le coperture in cemento amianto degli edifici industriali, che si dice coprirebbero un’area di circa 20mila metri quadrati.
La Questura della Polizia vicina all’area dell’Ex Fonderie Necchi
Si tratta dunque di una situazione che rappresenta un evidente pericolo per la popolazione residente circostante, nonché per la confinante Questura della Polizia, dove tutti i giorni gli impiegati svolgono le loro attività d’ufficio.
Già nel 2011 era crollato uno stabile all’interno dell’area, stabile confinante con la palazzina della polizia stradale.
Adesso i dipendenti sono giustamente preoccupati per la possibile dispersione di sostanze nocive (in particolare fibre di amianto) nell’area.
Recenti casi di neoplasie che hanno colpito alcuni degli impiegati infatti hanno fatto crescere il sospetto, tuttavia ancora tutto da provare, che tali sostanze, disperse nell’aria, possano essere una delle cause.
È noto infatti come tali fibre siano all’origine di gravi patologie dell’apparato respiratorio, ovvero di
- mesotelioma pleurico;
- mesotelioma pericardico;
- mesotelioma peritoneale;
- mesotelioma della tunica vaginale del testicolo;
- carcinoma polmonare;
- asbestosi.
Le Fonderie Necchi di Pavia
Le Fonderie Necchi furono fondate a Pavia nel 1926. Sono state una fra le più importanti industrie del settore siderurgico italiano nel dopoguerra.
Pur se già attive come impresa per la produzione di pezzi di ricambio in ghisa per macchine meccaniche a partire dal 1835, dal 1919 l’azienda intraprese la produzione di macchine da cucire.
Produzione che nel 1924 si spostò prima nello stabilimento di Piazza d’Armi, ma che ben presto si ampliò con un nuovo stabilimento nell’area nord-ovest di Pavia, quella appunto vicina alla Questura.
Seguirono il successo della prima macchina per cucire per uso domestico con cucitura brevettata a “zig-zag”, la “BU”, nel 1932 ed in seguito quello di altri modelli, esportati in tutto il mondo. Fu la volta della “Supernova”, la prima macchina domestica automatica, nel 1953, e poi di “Mirella” (1956), connubio di funzionalità e design, ‘oggetto’ premiato alla XI Triennale di Milano.
Nel dopoguerra l’azienda arrivò a dare lavoro a 4.500 dipendenti che producevano circa 1.000 macchine al giorno.
All’inizio del 2000 la crisi finanziaria, che ha riguardato tutto il settore della cucitura domestica, ha colpito anche la Necchi. In quegli anni l’azienda ha cessato le attività e abbandonato le aree di produzione. Aree che dopo diversi passaggi di proprietà ancora sono in attesa di una riqualificazione.
Crediti: foto di Malte Wingen su Unsplash. Modificata. La foto rappresenta genericamente una qualsiasi fonderia.











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