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Assolti gli ammiragli della Marina Militare nel processo “Marina Due”

Sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”, in data 14 gennaio, dal Tribunale di Padova, gli ammiragli imputati nel processo per le morti da amianto sulle navi della Marina Militare.

Esce così dal indenne dal Processo anche la Marina Militare per le conseguenze relative ad un eventuale risarcimento in sede civile ai familiari delle vittime.

In Tribunale è scoppiata la rabbia dei familiari delle numerose vittime che hanno contratto gravissime patologie dovute all’esposizione all’asbesto quali il mesotelioma pleurico, l’adenocarcinoma polmonare e l’asbestosi.

Secondo il Tribunale di Padova infatti, ma anche per il Sostituto Procuratore, che aveva chiesto solo un mese fa l’assoluzione per gli ammiragli.

Sarebbe inoltre emerso durante il dibattimento il fatto che gli ammiragli non avrebbero avuto libertà di spesa per l’attuazione delle dovute misure di rimozione e di messa in sicurezza dell’amianto sulle navi.

Fra novanta giorni le motivazioni della sentenza di assoluzione

Si dovrà comunque attendere la pubblicazione delle motivazioni della sentenza per capire le ragioni che hanno portato il Tribunale ad emettere questo verdetto.

L’individuazione del nesso causale fra esposizione e insorgere della malattia e la discussione sul cosiddetto effetto acceleratore delle esposizioni successive alla prima, che abbia causato l’induzione della malattia, saranno certamente, come sovente nei processi per le morti da amianto, al centro della valutazione del Tribunale.

L’amianto nella cantieristica navale e sulle navi

Purtroppo, prima dell’entrata in vigore della Legge 257 del 1992, che ne ha vietato l’utilizzo, l’amianto è stato un materiale largamente utilizzato come coibentante nei cantieri navali e su navi civili, mercantili e militari.

La fibra killer infatti, per le sue caratteristiche di resistenza al calore ma anche al freddo, ben si adattava ad un ambiente in cui le alte temperature erano di casa.

Gran parte delle navi infatti, almeno fino al 2000, veniva alimentata a vapore.

Dalle caldaie, dove veniva generato, e per tutte le tubature dove il vapore circolava, l’amianto era presente quasi in maniera ubiqua.

Era inoltre usato, allo stato solido e/o friabile, soprattutto in composti, in pannelli per l’insonorizzazione delle cabine; nelle porte tagliafuoco; a spruzzo come rivestimento delle superfici; nei quadri elettrici; nelle tute degli addetti a molteplici operazioni a bordo; addirittura nei forni elettrici e nelle bistecchiere.

Ne consegue che in molti casi, e per tanti anni, tanti lavoratori e militari possano essere stati esposti ed aver contratto patologie gravissime e mortali quali:

Si stima che siano centinaia i casi di lavoratori ammalatisi e deceduti per queste malattie fra i lavoratori nell’ambito navale.

Risarcimento per mesotelioma pleurico ed altre malattie asbesto correlate nel settore navale

Oltre all’azione penale, è possibile ottenere un risarcimento in sede civile qualora il lavoratore abbia contratto una malattia asbesto correlata per causa di servizio sulle navi civili e militari.

Per poter ottenere il risarcimento va tuttavia dimostrato il nesso causale fra esposizione qualificata all’amianto e l’insorgenza della malattia.

Va inoltre dimostrato che il datore di lavoro non abbia adempiuto alle dovute misure di sicurezza.

Ciò è previsto da una corposa normativa sull’igiene e sicurezza sul lavoro a partire, in primo luogo, dall’Articolo 2087 del Codice Civile:

L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro

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Crediti: foto di skeeze su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons. Immagine di repertorio non relativa ai contenuti dell’articolo.

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