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Angiosarcoma epatico. Possibile Malattia Professionale

L’angiosaroma epatico è una rara neoplasia del fegato correlata all’esposizione professionale al cloruro di vinile.

Il cloruro di vinile è un composto chimico impiegato in modo massiccio nella produzione di pvc.

L’angiosarcoma epatico è infatti una malattia presente nelle tabelle INAIL delle malattie di origine professionale, con codice identificativo I.1.34. C22.3.

È dunque una neoplasia riportata in Lista I, ovvero fra le malattie la cui origine professionale è di elevata probabilità, nel Gruppo I: “Malattie da agenti chimici”.

In quanto tale, per l’angiosarcoma epatico è obbligatoria la denuncia da parte del medico all’Ispettorato del lavoro.

La denuncia è dovuta ai sensi e per gli effetti dell’art. 139 del “Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 e successive modificazioni e integrazioni.

L’angiosarcoma epatico: un tumore raro

L’angiosarcoma epatico è un tumore primitivo del fegato fra i più rari. Costituisce circa il 5% di tutti i tumori di questa tipologia e colpisce soprattutto soggetti maschili adulti (oltre i 50 anni di età).

In fase iniziale la malattia è asintomatica. In fase più avanzata può causare dolori addominali, emorragie, epatomegalia, ascite (riversamento di eccessivo liquido nella cavità peritoneale).

La diagnosi di angiosarcoma epatico si avvale di strumenti diagnostici classici quali la TAC Tomografia Assiale Computerizzata, la Risonanza Magnetica, una semplice ecografia ma anche di esami specifici del sangue. L’esame istologico epatico è tuttavia necessario per una diagnosi certa.

Una cura risolutiva purtroppo ancora non esiste anche se l’intervento chirurgico di resezione della neoplasia è una delle opzioni terapeutiche. In alcuni casi radioterapia e chemioterapia possono mostrare una certa efficacia.

Le cause dell’angiosarcoma epatico

In buona parte dei casi l’insorgenza dell’angiosarcoma epatico è associabile ad esposizione a sostanze tossiche:

  • il cloruro di vinile monomero.  Sostanza utilizzata nella produzione di gomma e PVC;
  • l’arsenico;
  • il thorotrast (torotrasto): un mezzo di contrasto che veniva utilizzato per esami radiologici;
  • gli steroidi anabolizzanti.

I casi giudiziari sulle morti causate dall’angiosarcoma epatico fra i lavoratori esposti al cloruro di vinile

Il processo iniziato nel 1997 per iniziativa del Pubblico Ministero F. C., sulla morte di oltre 140 dipendenti e molti altri operai ammalati del Petrolchimico di Marghera è sicuramente il più noto.

Dirigenti degli stabilimenti Enichem, Enimont e Montedison furono chiamati a giudizio per la mancata osservanza delle norme di tutela della sicurezza nei confronti dei lavoratori, esposti secondo l’accusa, a CVM (Cloruro di Vinile Monomero) e PVC (Cloruro di PoliVinile).

In primo grado gli imputati furono assolti dal Tribunale di Venezia “perché il fatto non sussiste” (2001).

La sentenza era arrivata dopo una disamina della letteratura scientifica e la difficoltà di individuazione del nesso causale fra esposizione alle sostanze nocive e le neoplasie del fegato.

La sentenza fu ribaltata prima in Appello (2004) e poi in Cassazione nel 2006 dove fu dimostrato che gli imputati non avrebbero provveduto alla prevenzione del rischio di esposizione. Molti dei reati furono tuttavia prescritti.

Le inchieste sull’esposizione a cloruro di vinile al Petrolchimico di Brindisi

Inchieste sull’esposizione al cloruro di vinile monomero fra i lavoratori hanno riguardato il Petrolchimico di Brindisi a partire dal 2007, ma sono state archiviate.

L’ultima archiviazione all’indagine penale è arrivata dal Tribunale di Brindisi proprio nel settembre 2018 in merito alla morte per angiosarcoma epatico di un ex lavoratore del polo chimico.

Il Tribunale ha chiuso l’indagine per i dubbi in merito alla diagnosi della malattia che non sarebbe stata con certezza di angiosarcoma ma piuttosto di emangioendotelioma epitelioide.

Il cloruro di vinile fra le cause non solo dell’angiosarcoma epatico ma anche dell’epatocarcinoma e dei tumori dei tessuti molli

La pericolosità del cloruro di vinile quale causa di tumori epatici risale già ad uno studio russo datato 1949 (studio firmato dagli scienziati Tribuk-Tichomirov).

In Italia la piena consapevolezza nella comunità scientifica arriva solo nel 1969 quando P. L. V., medico di fabbrica della Solvay, parlò del cloruro di vinile come di un oncogeno ad alto potenziale.

Le intuizioni del medico furono riprese e confermate dal direttore della Fondazione Ramazzini di Bologna C. M. nel 1972.

Secondo molti studi più recenti inoltre, proprio in quanto “carcinogeno certo per la saluta umana”, presente nella classificazione dell’IARC nel Gruppo 1, il cloruro di vinile monomero è indicato come causa specifica non solo dell’angiosarcoma epatico ma anche dell’epatocarcinoma e di tumori dei tessuti molli (tumori al polmone, al cervello, neoplasie del sistema emopoietico).

L’epatocarcinoma è infatti anch’esso presente, fra le patologie professionali causate dall’esposizione a cloruro di vinile nel Gruppo 6, Lista I delle Tabelle INAIL con codice identificativo: I.6.08. C22.0.

Studi sulle coorti di lavoratori degli stabilimenti chimici di Pisticci, Ravenna, Ferrara e Marghera sono stati portati avanti proprio per verificare l’incidenza di tali malattie in questo contesto lavorativo.

Uno studio completo non ha trovato attuazione ancora a Brindisi dopo che l’inchiesta del 2007 non aveva accertato casi di angiosarcoma epatico fra i lavoratori, ed anche in seguito alla recente archiviazione giudiziaria.

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Crediti: foto di HansMartinPaul su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons.

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