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Militare esposto ad amianto alla Scuola di Artiglieria: riconosciuto lo status di vittima del dovere, la Difesa ricorrerà in appello

Ultimo aggiornamento di Redazione il

Sentenza sul caso di un militare esposto ad amianto: riconosciuto lo status di vittima del dovere

Il Tribunale competente ha riconosciuto lo status di vittima del dovere a un militare deceduto nel 2011 per mesotelioma pleurico, ritenendo provato il nesso causale tra la malattia e l’esposizione all’amianto subita durante il servizio presso la Scuola di Artiglieria di Bracciano negli anni 1965-1966.

Il caso assume rilevanza nazionale per la ricostruzione tecnica dell’esposizione e per le implicazioni sui diritti dei militari impiegati in ambienti contaminati.

Esposizione all’amianto: nesso causale scientificamente e giuridicamente accertato

Secondo la ricostruzione del Tribunale, il militare prestò servizio in strutture caratterizzate dalla presenza di amianto
friabile e floccato
, con edifici e locali tecnici in cui l’aerodispersione delle fibre era agevolata dal degrado dei materiali.

Ulteriori elementi di rischio derivavano dall’utilizzo di mezzi e attrezzature contenenti componenti in amianto, impiegati quotidianamente nelle attività logistiche e manutentive.

La consulenza tecnica d’ufficio ha svolto un ruolo determinante: gli esperti hanno confermato che la patologia: il mesotelioma
pleurico
, è compatibile con una esposizione continuativa e significativa alle fibre di amianto nel periodo di servizio, individuandone un ruolo causale o quantomeno concausale. Tale valutazione è stata ritenuta pienamente attendibile dal giudice, che ha quindi stabilito la responsabilità dell’amministrazione.

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Benefici economici e inserimento nell’elenco delle vittime del dovere

In conseguenza dell’accertamento del nesso causale, la sentenza dispone l’inserimento del militare nell’Elenco nazionale delle vittime del dovere. L’amministrazione è stata condannata a riconoscere i benefici economici previsti dalla normativa vigente, tra cui:

  • speciale elargizione pari a 200.000 euro;
  • assegni vitalizi dedicati ai familiari;
  • ulteriori prestazioni assistenziali previste per questa categoria.

Il provvedimento, fondato su un ampio impianto tecnico-peritale, ha accolto integralmente le richieste dei familiari, che da anni portavano avanti il procedimento volto al riconoscimento dei loro diritti.

La Difesa impugna la decisione: il caso passa alla Corte d’Appello

Nonostante il quadro probatorio ricostruito dal Tribunale e la dettagliata valutazione scientifica prodotta dalla consulenza, l’amministrazione competente ha proposto appello contro la sentenza, riaprendo un contenzioso che si protrae da lungo tempo.

Il giudizio passerà ora alla Corte d’Appello di Palermo, chiamata a riesaminare l’intero caso. La scelta di impugnare ha suscitato nuova attenzione sul tema della tutela dei militari esposti a sostanze nocive e sulla necessità di una cornice normativa più efficace per prevenire e compensare i danni derivanti da esposizioni professionali.

Contesto operativo e rischio di esposizione nella Scuola di Artiglieria

La ricostruzione delle attività svolte dal militare evidenzia un impiego anche in compiti di supporto tecnico e manutentivo, che comportavano la manipolazione di componenti contenenti amianto, come ferodi, frizioni, freni, pezze isolanti e coperte tecniche.

Questi materiali, all’epoca largamente utilizzati nei mezzi militari, erano in grado di liberare elevate quantità di fibre e nanoparticelle metalliche durante le operazioni di smontaggio, pulizia e manutenzione.

Le conoscenze epidemiologiche attuali confermano che esposizioni anche relativamente brevi, come un anno di attività in ambienti contaminati, possono essere sufficienti per l’insorgenza del mesotelioma, patologia con tempi di latenza molto lunghi (30-50 anni). Questo dato è stato ritenuto coerente con la diagnosi formulata molti anni dopo la fine del servizio.

Un caso emblematico per la tutela delle vittime dell’amianto nelle Forze Armate

La sentenza rappresenta un precedente significativo per tutti i casi di personale militare esposto ad amianto. L’accertamento del nesso causale, la ricostruzione storica degli ambienti contaminati e il riconoscimento dei benefici economici ai familiari rafforzano il quadro dei diritti delle vittime del dovere.

L’esito dell’appello sarà determinante per confermare questo orientamento, ma la decisione di primo grado contribuisce già oggi a delineare un principio fondamentale: l’esposizione ad amianto nelle Forze Armate deve essere pienamente valutata e risarcita, soprattutto nei casi in cui le condizioni operative abbiano creato un rischio concreto e non prevenuto.

Fonti e rassegna stampa

La notizia è stata diffusa da numerosi portali di notizie online. Per un approfondimento si consiglia di leggere in particolare l’articolo della Redazione di newsicilia.it e della redazione di messinaoggi.it, entrambi del 28 novembre 2025.

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Crediti immagine di copertina: foto di Alena Darmel da Pexels. Modificata (ritagliata). Concessa con licenza originaria Pexels. Immagine di repertorio.

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