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Tra il 2010 e il 2020, 16.993 persone sono morte in Italia per mesotelioma maligno, un tumore aggressivo causato nella quasi totalità dei casi dall’esposizione all’amianto (3,79 casi per 100.000 abitanti).
Tumori professionali in Italia. Uno studio: la più grande frazione di tumori professionali è costituita da mesotelioma (86.6%), tumori nasali (11.8%) e tumore del polmone (3.8%) Leggi di più.A rivelarlo è il rapporto Istisan “Impatto dell’amianto sulla mortalità. Italia, 2010-2020”, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
Le regioni più colpite sono il Piemonte, la Lombardia, la Valle d’Aosta e la Liguria, con tassi di mortalità superiori alla media nazionale.
In totale, il numero di decessi è risultato superiore alle attese in 375 comuni italiani, molti dei quali situati in aree industriali o cantieristiche.
Tra queste, spiccano località con una lunga storia di esposizione all’amianto a causa di lavorazioni a rischio che vi si svolgevano relativamente a diverse attività:
- cantieri navali (come Monfalcone e La Spezia)
- ex fabbriche di cemento-amianto (come a Casale Monferrato e Broni)
- poli industriali (come Taranto e Napoli)
Nonostante il quadro complessivo grave, negli ultimi anni è emerso un dato positivo: una diminuzione dei decessi tra i più giovani. Tra le persone sotto i 50 anni, i morti sono passati da 31 nel 2010 a 13 nel 2020, un probabile effetto della legge 257/92, che vietò l’utilizzo dell’amianto in Italia.
Tuttavia, la maggior parte dei decessi riguarda ancora persone esposte decenni fa, soprattutto in ambienti lavorativi, ma anche in contesti urbani o domestici.
Questo rapporto rappresenta una fonte preziosa per identificare le zone a rischio e rafforzare gli interventi di prevenzione, bonifica e sorveglianza sanitaria, cruciali per tutelare la popolazione dalle conseguenze a lungo termine dell’esposizione all’amianto.
Distribuzione del rischio di mortalità per mesotelioma maligno in Italia (2010-2020)
Lo studio ha inoltre analizzato i dati di mortalità per mesotelioma maligno, identificando le aree a maggior rischio grazie a metodi di clustering spaziale.
Questi metodi, utili per ridurre le oscillazioni casuali tipiche dei piccoli comuni, hanno rivelato importanti dettagli sui territori più colpiti, spesso associati a storiche esposizioni all’amianto.
Metodi e risultati principali
La ricerca si è avvalsa di vari metodi statistici per il calcolo del rischio di contrarre il mesotelioma sul territorio italiano, in particolare:
- confrontando il rischio tra macroaree geografiche (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole)
- analizzando il rischio a livello comunale, distinguendo la variabilità casuale da quella legata alla posizione geografica
- evidenziando i comuni con rischio relativo (RR) maggiore di 1, ovvero un rischio significativo.
Aree critiche identificate
- zone con ex fabbriche di cemento-amianto: Casale Monferrato, Broni, Bari
- aree portuali e cantieristiche: Monfalcone, Trieste, Napoli
- grandi poli industriali: Taranto, Genova, La Spezia, Livorno
- zone specifiche: Napoli (rischio elevato per entrambi i generi, con esposizioni sia urbane sia industriali), Piacenza (eccesso maschile non spiegato, meritevole di ulteriori studi), Biancavilla (per esposizione a fibre cancerogene naturali)
Numeri chiave
- 43 comuni a rischio negli uomini, con 2.149 decessi (17,5% del totale maschile), con concentrazione in Piemonte e Lombardia
- 20 comuni a rischio nelle donne, con 420 decessi (8,9 del totale dei decessi femminili) con concentrazione in Piemonte e Lombardia
Conclusioni
- Lo studio conferma il legame tra le aree a rischio e le attività storiche legate all’amianto, incluse esposizioni non occupazionali.
- L’approccio combinato dei metodi utilizzati ha individuato aree note e nuove da approfondire.
- I risultati sono fondamentali per migliorare la sorveglianza sanitaria e pianificare interventi di prevenzione e bonifica.
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