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Al via il Processo Marina Bis

Il prossimo 6 febbraio 2020 si terrà la prima udienza del processo di appello Marina Bis.

Presso la Corte di Appello di Padova avrà infatti inizio il secondo grado del processo penale che ha visto assolti, in prima istanza, gli imputati per le morti collegate all’esposizione ad amianto sulle navi della Marina Militare.

La sentenza di primo grado era stata appellata sia dalle parti civili che dal Procuratore generale presso la Corte di Appello di Venezia.

Nel frattempo la maggioranza dei casi di decesso del processo Marina Bis, soprattutto causati da mesotelioma pleurico, sono caduti in prescrizione. Tuttavia sono ancora valide le istanze accusatorie dei familiari di tre ex marinai deceduti.

Chiamati in giudizio per omicidio colposo gli alti ufficiali della Marina, colpevoli, secondo l’accusa, di non aver predisposto le necessarie misure di prevenzione e sicurezza atte ad evitare l’esposizione dei marinai all’amianto presente sulle navi.

Marina Bis e Ter. Le dimensioni del problema amianto e malattie asbesto correlate su navi militari e cantieri navali

La Commissione d’inchiesta della Camera dei Deputati ha appurato l’esistenza di circa 830 casi di mesotelioma, dei quali 570 riguarderebbero i soli marinai nelle Forze Armate. Verificata anche l’insorgenza di numerose altre malattie asbesto correlate.

Per la Procura della Repubblica di Padova sarebbero circa 1100 i casi di malattie da amianto fra i lavoratori sulle navi militari ed a terra, nei cantieri navali.

I casi sono oggetto di dibattito nei processi in corso, oltre che in Marina Bis, anche nel cosiddetto Marina Ter, con dibattimenti dove si sono susseguite richieste di archiviazione e opposizioni dei difensori delle vittime.

I Marinai deceduti per esposizione ad amianto sulle navi e nei cantieri navali: equiparati a Vittime del Dovere

Purtroppo fino solo l’entrata in vigore della Legge 257 del 1992 ha messo al bando in Italia l’estrazione, la commercializzazione e l’utilizzo dell’amianto.

Fino ad allora il minerale è stato impiegato quale coibentante in molte componenti e superfici delle navi militari della Marina.

Altrettanto numerose sono state le malattie ed i decessi causati ad operai, marinai, ufficiali esposti alla fibra sia sulle navi che nei cantieri navali.

Una problematica talmente diffusa che anche la giurisprudenza ha riconosciuto il rischio straordinario dei dipendenti della Marina esposti all’asbesto.

A tal punto da equiparare loro, ove ne sussistano i presupposti,  a “Vittime del dovere”, come sancito dall’articolo 1, commi 563 e 564 della Legge n. 266 del 23 dicembre 2006:

Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità (comma 563).

Sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative (comma 564).

Alle Vittime del dovere che risultino inidonee all’attività e cui sia riconosciuta una invalidità superiore all’80%, come sovente riconosciuta nel caso delle malattie asbesto correlate quali il mesotelioma, il tumore del polmone e l’asbestosi, è dovuta dallo Stato una speciale elargizione di 200.000 euro, oltre ad ulteriori benefici previdenziali e contributivi.

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Crediti foto: foto di succo da Pixabay

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